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Italia: mafia, Lombardo indagato per contatti elettorali clan

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 marzo 2010 - 20:51
(Keystone-ATS)

CATANIA - Contatti con clan in cambio di appoggio elettorale. È l'accusa mossa al presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, e a suo fratello, il deputato nazionale del Movimento per l'autonomia (Mpa), Angelo, che sono indagati per concorso esterno all'associazione mafiosa dalla Procura della Repubblica di Catania. Con loro sono indagati anche il deputato regionale dell'Udc Fausto Fagone e altri due esponenti politici regionali.
Il fascicolo è secretato e i magistrati etnei non commentano la notizia pubblicata dal quotidiano La Repubblica, non confermandola né smentendola.
Un'accusa contestata duramente dal presidente Lombardo che parla di "spazzatura" e di ipotesi che "non stanno né in cielo né in terra". Il governatore spiega di "non avere avuto notificato alcun avviso di garanzia" e di "avere appreso la notizia da un amico che ha letto il giornale" e gli ha telefonato. Il leader del Mpa annuncia che adirà "le vie legali" nei confronti di chi lo accusa per "difendersi da queste accuse infamanti e false". Per questo chiederà di essere "sentito al più presto dai magistrati" nei quali, dice, di "avere massima fiducia".
L'indagine è del Raggruppamento operativo speciale (Ros) dei carabinieri e mirava a altro: Vincenzo Aiello, personaggio di spicco della cosca Santapaola, tornato in libertà nel 2005 e ritenuto elemento di collegamento con Cosa nostra di Palermo. Le intercettazioni ambientali e telefoniche dei militari dell'Arma in oltre due anni e mezzo di accertamenti si allargano fino a realizzare un'informativa di circa 5.000 pagine, consegnata alla fine dello scorso anno alla Procura. Il fascicolo è assegnato dal procuratore Vincenzo D'Agata a quattro sostituti: Giuseppe Gennaro, Agata Santonocito, Iole Boscarino e Antonino Fanara.

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