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ROMA - Niente quotidiani in edicola, niente telegiornali, niente giornali radio, niente aggiornamento dei siti di informazione su internet. La stampa italiana si è fermata oggi per una giornata di sciopero nazionale contro il progetto di legge del governo Berlusconi che mira a limitare le intercettazioni telefoniche e la loro pubblicazione.
Per la Federazione nazionale della stampa (FNSI), il sindacato nazionale dei giornalisti che ha indetto questa mobilitazione, si tratta semplicemente di un "gesto simbolico che intende mostrare tutti i silenzi che la legge imporrebbe".
Dalle 7.00 di questa mattina, le agenzie di stampa hanno interrotto la diffusione di notizie, i siti internet dei quotidiani hanno smesso di essere aggiornati e la totalità dei giornali a grande tiratura, come "Il Corriere della sera", "La Repubblica" o "La Stampa" non hanno fatto la loro comparsa in edicola. Tutti tranne uno: "Il Giornale", quotidiano di destra appartenente a Paolo Berlusconi, fratello di Silvio.
In un video presente sul sito, il suo direttore, Vittorio Feltri, pur dichiarandosi "insoddisfatto dalla legge bavaglio", definisce "sbagliato mettersi il bavaglio da soli". Dall'altra parte, Marco Travaglio, uno dei responsabili del quotidiano "Il Fatto", pur criticando questo "auto imbavagliamento", ha però deciso di seguire la giornata di protesta per non indebolire il fronte contrario al testo.
Il progetto di legge, approvato dal Senato il 10 giugno e atteso alla Camera prima del passaggio sulla scrivania del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, prevede fino a due mesi di prigione e multe fino a 464'700 euro per i media che diffondono intercettazioni durante un'inchiesta giudiziaria.
Da parte sua il capo del governo difende la legge in nome del rispetto della vita privata e dei diritti della difesa. "È una legge sacrosanta", ha ribadito ancora ieri. In precedenza aveva sostenuto: "In Italia siamo tutti spiati, ci sono 150'000 telefoni sotto controllo, e questo è intollerabile", prima di avanzare la possibilità che 7,5 milioni di persone possano venir ascoltate ed essere prontamente smentito dall'Associazione nazionale magistrati.
Da parte loro, l'opposizione di centrosinistra e la maggioranza dei media vedono in questo progetto un tentativo di chiudere la bocca alla stampa, impedendo la divulgazione di informazioni imbarazzanti per il capo del governo, come i recenti scandali che hanno coinvolto il responsabile della protezione civile Guido Bertolaso, sospettato di corruzione, e costati la poltrona al ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola.
Una settimana fa diverse migliaia di persone erano già scese in piazza per manifestare contro la "legge bavaglio", simbolizzata da un post-it che "La Repubblica" pubblica ormai giornalmente a fianco degli articoli minacciati in caso di accettazione.
Il progetto di legge ha però destato sorpresa anche al di fuori dei confini. La commissaria europea incaricata della Giustizia, Vivian Reding, ha dichiarato che "l'Ue segue con attenzione" la sua evoluzione e presterà attenzione al rispetto della "libertà di stampa".
OSCE ed eurodeputati hanno dal canto loro recentemente chiesto all'Italia di rivedere il progetto, mentre Reporter senza frontiere (RSF) ha sostenuto "la mobilitazione italiana" contro un progetto di legge che nuoce alle "indagini giudiziarie".

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SDA-ATS