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"Non è risultato confermato che i portelloni del peschereccio fossero stati chiusi al fine di impedire i movimenti di coloro che si trovavano negli spazi interni". Lo afferma la Procura della Repubblica di Catania in una nota.

Due extracomunitari arrestati, Mohammed Ali Malek e Mahmud Bikhit, il primo tunisino, il secondo siriano, ritenuti rispettivamente il comandante ed il mozzo del peschereccio, sono indagati per naufragio colposo, omicidio colposo plurimo e favoreggiamento dell'immigrazione irregolare.

La Procura sottolinea infatti che "le prime dichiarazioni sono state corrette, nel senso che i portelloni erano stati chiusi per consentire il carico di altri migranti sul ponte", che una ispezione ha accertato che "almeno un portellone era stato aperto e assicurato alla paratia" e che "due testimoni hanno dichiarato di essersi spostati da una stiva al ponte". Per questa ragione la Procura ha chiesto al giudice la revoca, che è stata concessa, della misura cautelare limitatamente al delitto di sequestro di persona nei confronti di Mohammed Alì Malek.

"Il peschereccio - continua la Procura - era stato caricato di migranti in ogni sua parte, compresi gli spazi inferiori chiusi, dei quali "non è possibile stabilire con certezza il numero". Per i magistrati "le dimensioni del peschereccio, il numero imprecisabile ma molto alto di corpi che è stato possibile documentare all'interno del relitto e nelle sue immediate vicinanze e le convergenti dichiarazioni dei sopravvissuti indicano che si trattò di parecchie centinaia di persone, forse 800". "Non è possibile - continua la nota della Procura - stabilire con precisione il numero delle donne e dei bambini e neppure la provenienza dei dispersi".

Secondo la Procura, il naufragio "fu determinato da una serie di concause, tra cui il sovraffollamento dell'imbarcazione e le errate manovre compiute dall'indagato Mohammed Alì Malek, che portarono il peschereccio a collidere col mercantile, prima di prua e poi ripetutamente con la fiancata sinistra".

Nella nota si afferma inoltre che "dalle deposizioni testimoniali risultano poi confermate le modalità del viaggio, le violenza subite da alcuni migranti, il tentativo di far imbarcare ancora altre persone, che però non riuscirono a salire". "Proseguono - continua la nota - le investigazioni per individuare i responsabili del traffico. Al momento non vi sono altri indagati".

La Procura fa infine sapere di essere "in attesa delle decisioni del tribunale del Riesame sulle misure cautelari" e che "non appena saranno terminate le trascrizioni degli ultimi esami testimoniali, nel corso della prossima settimana, si valuterà l'esercizio dell'azione penale e dunque l'apertura della fase del giudizio".

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SDA-ATS