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Un'associazione segreta che avrebbe operato per influenzare pezzi dello Stato. È la vicenda denominata P3 ed oggi la procura di Roma ha rinnovato la richiesta di rinvio a giudizio di 17 persone accusate di reati che, a seconda delle singole posizioni, vanno dalla violazione della legge Anselmi sulle società segrete all'associazione per delinquere finalizzata a realizzare una serie indeterminata di delitti, dalla corruzione, all'abuso d'ufficio, all'illecito finanziamento dei partiti ed alla diffamazione.

Tra loro l'uomo d'affari Flavio Carboni, il giudice tributario Pasquale Lombardi, l'imprenditore Arcangelo Martino, l'ex primo presidente della Corte di Cassazione Vincenzo Carbone (accusato di corruzione) e l'attuale presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci (abuso d'ufficio in relazione alla nomina di Ignazio Farris all'Agenzia regionale per l'Ambiente della Sardegna).

Dall'elenco degli imputati sono state recentemente stralciate le posizioni di tre nomi eccellenti: l'ex coordinatore del Pdl, Denis Verdini e gli ex parlamentari Marcello Dell'Utri e Nicola Cosentino. La decisione è stata presa il 14 ottobre scorso dal gup Elvira Tamburelli alla luce della mancata risposta da parte della Camera e del Senato sulla richiesta avanzata dal giudice in merito all'utilizzazione di alcune intercettazioni telefoniche che riguardavano i tre esponenti del Pdl. Il gup ha disposto per le tre posizioni il rinvio dell'udienza al 3 dicembre auspicando che, nel frattempo, dal Parlamento giungano le risposte richieste.

Per la procura di Roma si è in presenza di "un'associazione per delinquere diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti di corruzione, abuso d'ufficio, illecito finanziamento diffamazione e violenza privata caratterizzata, inoltre, dalla segretezza degli scopi e volta a condizionare il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale, nonché apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali". I componenti dell'associazione si sarebbero adoperati, per l'accusa, per "influenzare la decisione della Consulta nel giudizio sul cosiddetto lodo Alfano": inoltre "intervenivano ripetutamente sul vice presidente del Csm (all'epoca dei fatti Nicola Mancino), sui componenti del Csm per indirizzare la scelta dei candidati e incarichi direttivi (presidente della Corte di appello di Milano e Salerno, procuratore della repubblica di Isernia e Nocera Inferiore)". Nell'atto di chiusura indagine sono citati anche gli interventi "sui magistrati della corte di Cassazione alla scopo di favorire una conclusione favorevole alla parte privata di cause pendenti sia di natura civile (Lodo Mondatori) che penale (ricorso contro la misura cautelare disposta dalla magistratura napoletana nei confronti dell'ex deputato Nicola Casentino)".

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SDA-ATS