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Il Pd vince la sua sfida contro l'antipolitica: le primarie, nonostante timori e pronostici della vigilia, sono un successo con 2 milioni di votanti a metà pomeriggio ed il traguardo dei 3 milioni, raggiunti nel 2009, vicino, come conferma anche il segretario uscente Guglielmo Epifani. Fin qui la scommessa collettiva mentre cresce l'attesa per il vincitore con il favorito, Matteo Renzi, già pronto a prendere le redini del partito per 'cambiare verso': secondo i primi dati forniti dal suo sito, sarebbe al momento accreditato di un 70% di consensi sulla base di oltre 260 mila schede scrutinate.

Gli sfidanti, Gianni Cuperlo e Pippo Civati, non danno nulla per scontato dopo una giornata caratterizzata da code ai seggi e qualche polemica e contestazione in Sicilia, Campania e Calabria.

Già alle 8 del mattino, quando il premier Enrico Letta arriva al seggio per votare, la coda, come osserva il presidente del consiglio, "è un buon segno". Gente in fila anche al seggio di piazza dei Ciompi dove poco dopo arriva Matteo Renzi, che aveva fissato l'asticella sui 2 milioni di votanti.

I timori della vigilia sulla partecipazione riguardavano proprio l'entourage del sindaco di Firenze, consapevole che un flop ai gazebo avrebbe comunque, anche in caso di vittoria, consegnato un risultato azzoppato. Il rottamatore maschera la tensione scherzando: "Di sicuro non voterò Pittella", ironizza sul quarto concorrente eliminato nel voto degli iscritti.

Sereni appaiono anche Pippo Civati, che dopo il voto a Monza fa tappa a Bologna e Firenze prima di arrivare per i risultati a Roma, e Gianni Cuperlo, che fino alla fine sfoggia il fair play. "È una giornata bellissima, da qui si riparte, c'è chi teme spaccature, ma da domani il Pd sarà comunque più forte", assicura il candidato ex diessino scacciando il fantasma della scissione.

Una rinascita del Pd è auspicata dal padre fondatore, Romano Prodi, che alla fine "dopo una decisione sofferta" va a votare. Non confessa, come d'altra parte neanche Letta, chi ha scelto ma sostiene, dopo sconfitte e amarezze anche personali, che "è ora che una nuova generazione venga avanti". E raccomanda che da domani "sia il vincitore sia quelli che perderanno abbiano l'obiettivo di fare una squadra".

Alle 13 tutti nel Pd, pur se per diversi motivi, tirano un sospiro di sollievo: ai gazebo sono andati 980mila persone, un dato in linea alle primarie del 2009, le ultime per la scelta del leader, quando Pier Luigi Bersani sconfisse Dario Franceschini. E le file non diminuiscono neanche nel pomeriggio, fino a toccare quota 2 milioni alle 17. Code che in alcuni casi costringono a stampare nuove schede come a Palermo o nelle Marche.

Nel comune di Filandari, nel vibonese, un seggio viene chiuso a metà pomeriggio per esaurimento schede. E a Rignano sull'Arno, paese d'origine di Matteo Renzi, non vuole mancare l'appuntamento delle primarie neanche una coppia di neosposini, che si presentano in abito nuziale al seggio.

Votano personalità e politici, dal presidente del Senato Pietro Grasso ai ministri dem al governo, e cittadini sconosciuti. Viene invece negato il diritto di voto, in quanto esponente di un altro partito, ad Antonio Di Pietro, presentatosi al seggio allestito nell'aula consiliare del comune di Montenero di Bisaccia.

Ma non mancano le polemiche, in realtà ampiamente annunciate in alcune zone: il renziano Davide Faraone occupa il seggio di Enna, denunciando che il segretario provinciale Mirello Crisafulli impedisce l'accesso ai seggi. A Napoli il comitato Cuperlo parla di "attività di propaganda elettorale" in favore di Matteo Renzi, da parte di un consigliere di municipalità del Pdl del quartiere napoletano di Soccavo. Accuse che, però, non offuscano la soddisfazione di chi sperava nella partecipazione per dimostrare la forza elettorale del Pd. Anche se solo con il nome del vincitore, atteso verso le 22, si capirà la rotta che prenderà il Pd.

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SDA-ATS