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Italia: riordino province scatena rabbia

Questo contenuto è stato pubblicato il 31 ottobre 2012 - 19:21
(Keystone-ATS)

L'approvazione odierna in Italia del decreto sul riordino delle province è stato accolto da accuse e polemiche dai territori che giudicano il provvedimento ingiusto.

Il presidente della Provincia di Varese (annessa a Como e Lecco), Dario Galli, ha dichiarato assurda la decisione del "Varesino" Mario Monti di accorpare una provincia di quasi un milione di abitanti, senza tenere minimamente conto delle sue peculiarità.

Contro l'accorpamento di Prato, Pistoia e Firenze ha lanciato i suoi strali Filippo Bernocchi, assessore del Comune di Prato. "Non ha alcun senso logico, istituzionale o economico - ha spiegato - immaginare una Città metropolitana come Firenze con un'estensione così ampia".

Il presidente della Provincia di Teramo, Valter Catarra, ha criticato l'accorpamento con l'Aquila, osservando che, pur non essendoci "nessuna pregiudiziale nei confronti dei fratelli aquilani, non c'è dubbio che con questo decreto il territorio provinciale perderà numerosi presidi istituzionali e la città di Teramo lo status di capoluogo".

Al coro di proteste si è accodata Perugia (che insieme a Terni costituirà l'unica Provincia dell'Umbria). Il presidente della Provincia, Marco Vinicio Guasticchi, ha criticato una decisione che, a suo dire, non prende in considerazione il destino dei dipendenti e se ne infischia delle ripercussioni sulla vita dei cittadini in termini di servizi primari.

Di norma "devastante" ha parlato Cosimo Sibilia, presidente della provincia di Avellino (accorpata a Benevento). Al coro degli indignati si è aggiunto infine anche il governatore del Piemonte, il leghista Roberto Cota: "purtroppo quello che avevo detto ai presidenti di Provincia e ai sindaci si è puntualmente verificato", ha detto l'esponente leghista. "Che senso ha parlare di riordino dopo aver raso al suolo le Province? Metto in guardia i piccoli Comuni - ha avvertito - perché a breve sarà il loro turno".

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