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Il ministro italiano Dario Franceschini annuncia i nomi dei direttori scelti per i musei al top del patrimonio pubblico italiano e la lista dei "magnifici 20" arriva come una bomba sulla cultura del Bel Paese accaldata dal ferragosto, con poche conferme.

In primis Anna Coliva, che resta alla Galleria Borghese, e molte sorprese da Nord al Sud della penisola.

Il caso che ha fatto più clamore sono gli Uffizi, dove lo storico direttore Antonio Natali dovrà cedere il passo a un esperto di arte fiorentina che viene da Friburgo in Brisgovia. Ma il cambiamento è forte anche per Capodimonte, dove si insedierà il francese Sylvain Bellenger, e per la Pinacoteca di Brera, dove arriva l'inglese James Bradburne.

Il ministro, che la riforma dei musei l'ha fortemente voluta, parla di cambiamenti "attesi da anni" e rivendica "l'altissimo valore scientifico" delle sue scelte, sostenute dal lavoro della commissione di esperti. "È una svolta", ripete sorridente. Ma la polemica, anche politica, non tarda a scoppiare. E se Vittorio Sgarbi, assessore alla rivoluzione nelle Marche, gli rimprovera di mortificare le sue truppe, c'è anche chi come il leghista Gianluca Buonanno lo accusa addirittura di "venderci agli stranieri", e le critiche arrivano anche dai Cinque Stelle.

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SDA-ATS