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Italia: sarà beata suor Mainetti, fu assassinata a Chiavenna

Papa Francesco. KEYSTONE/AP/ALESSANDRA TARANTINO sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 19 giugno 2020 - 21:17
(Keystone-ATS)

Diventerà beata suor Maria Laura Mainetti, all'anagrafe Teresina Elsa Mainetti, la religiosa ed educatrice italiana assassinata da tre ragazze minorenni a Chiavenna il 6 giugno 2000 durante un rito satanico.

Papa Francesco, ricevendo oggi in udienza il cardinale Angelo Becciu, prefetto per le Cause dei Santi, ha autorizzato la Congregazione a promulgare il decreto che ne riconosce il martirio, in quanto uccisa "in odio alla fede".

Agli investigatori le tre ragazze dissero di aver ucciso nel nome di Satana, e molto tempo dopo una di loro in un'intervista spiegò che il delitto fu deciso per noia davanti a una birra nel bar del paese. Sono passati 20 anni ma l'omicidio ha lasciato una traccia profonda nella coscienza collettiva. La religiosa di 61 anni fu attirata in una trappola dalle tre minorenni del piccolo comune in provincia di Sondrio: mentre le ragazzine - una di 16, le altre due di 17 anni - la massacravano a coltellate dopo averla stordita con un sampietrino, la suora in ginocchio diceva parole di perdono alle sue assassine.

Madre superiora dell'Istituto dell'Immacolata di Chiavenna, suor Maria Laura era nata a Colico, nel lecchese. Veronica Pietrobelli, Ambra Gianasso, e Milena De Giambattista, le tre amiche diaboliche della cittadina al confine con la Svizzera, misero in atto il loro piano usando un pretesto. Veronica, la più giovane, telefonò al convento dando un nome falso: raccontò di essere rimasta incita dopo uno stupro e disse di aver bisogno di aiuto perché voleva abortire.

La suora accorse nel luogo dell'appuntamento, in vicolo Poiatego, e lì cadde nell'agguato. Oggi quel vicolo, dove una lapide con una sua immagine la ricorda, è meta di numerosi pellegrinaggi. Tre settimane dopo le tre ragazze furono arrestate: ai carabinieri di Sondrio, guidati all'epoca dal tenente colonnello Luigi Verde e coordinati dall' allora procuratore Gianfranco Avella, confessarono l'omicidio: 19 coltellate inferte alla suora che alla loro ferocia rispondeva con il perdono.

Oggi tre le baby-killer sono da tempo libere e di loro, in Valchiavenna, si sono da tempo perse le tracce. Hanno scontato la metà della pena, come Veronica condannata a 8 anni, uscita dal carcere nel 2004 insieme a Milena, quest'ultima però per qualche tempo ha proseguito un cammino di recupero intrapreso in una comunità nel Veneto, anche quando per legge avrebbe potuto andarsene.

Serviva ai tavoli come cameriera e ha sempre detto che il suo sogno era lavorare nel mondo della ristorazione. Da 10 anni ha lasciato la comunità. Ambra, considerata all'epoca la mente del gruppo e del delitto, venne condannata a 12 anni e quattro mesi di reclusione. Dopo alcuni anni di carcere è passata al regime di semilibertà. Nel frattempo ha proseguito gli studi e si è iscritta alla facoltà di Giurisprudenza. Quindi è tornata in libertà anche lei.

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