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Sta scuotendo i piani alti del municipio di Roma l'inchiesta del pubblico ministero Paolo Ielo su una commessa da 20 milioni di euro del 2009 per l'acquisto di 40 bus da parte di Roma Metropolitane, società del Comune di Roma. Appalto che sarebbe stato viziato, secondo la procura, da una tangente da 600 mila euro ottenuta grazie sovrafatturazioni. Il denaro sarebbe stato versato alla segretaria del sindaco della capitale Giorgio Alemanno. Quest'ultimo ha respinto ogni addebito: "La mia segreteria non ha mai preso denaro e non ha mai interferito negli appalti".

A dare un impulso determinante per fare luce sul caso è stato un imprenditore originario di Verona, ma residente a Praga da 40 anni: Edoardo D'Incà Levis.

Arrestato il mese scorso, l'imprenditore ha detto agli inquirenti che il suo ruolo nella vicenda è stato quello di procacciare il danaro in nero attraverso il quale la Breda Menarini, una delle aziende fornitrice dei bus, avrebbe pagato la mazzetta.

Circostanza che ha portato in carcere qualche giorno fa Roberto Ceraudo, ex amministratore delegato proprio dell'azienda del gruppo Finmeccanica. "Ceraudo - ha dichiarato l'8 gennaio scorso D'Incà Levis - fece riferimento alla "segreteria di Alemanno" come destinataria delle risorse finanziarie".

"Escludo nella maniera più categorica che membri della mia segreteria possano essere tra i destinatari di somme in denaro per questo o per qualsiasi altro affare", ha detto Alemanno rispondendo alle accuse. "Non ho idea di chi sia il signor D'Inca Levis e né il sottoscritto né la mia segreteria si sono mai occupati di interferire nelle assegnazioni di appalti di qualsiasi genere, compreso ovviamente quello riguardante l'inchiesta in questione". Ma sul sindaco è già bufera e il Partito democratico ne chiede le dimissioni se risultasse vero quanto emerso finora dalle indagini.

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SDA-ATS