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Aumentare il tasso dell'IVA per gli alimenti caldi serviti nei take-away comporterebbe nuove ineguaglianze. Al termine della procedura di consultazione, la quasi totalità dei partiti e delle organizzazioni interessate ritiene che il progetto penalizzerebbe sia il settore dei punti vendita per pasti veloci sia i consumatori.

Il testo della commissione dell'economia del Nazionale propone di applicare l'aliquota IVA normale (8%) per i piatti caldi serviti nei take-away (ora 2,5%). Così facendo si diminuirebbe la disparità di trattamento tra i prodotti consumati in un ristorante e quelli acquistati in un punto vendita per pasti veloci.

Il testo dovrebbe servire da controprogetto indiretto all'iniziativa "Basta con l'IVA discriminatoria per la ristorazione" di Gastrosuisse, che mira a livellare il tasso di IVA verso il basso, portandolo al 2,5% per tutti gli esercizi che servono pasti caldi. Tuttavia, la riforma comporterebbe mancati introiti per il fisco stimati in oltre 700 milioni di franchi.

Il controprogetto non fa però l'unanimità. Associazioni e partiti politici denunciano all'unisono le nuove disparità fiscali che queste misure provocherebbero nel settore della ristorazione da asporto. Un venditore di hot-dog verrebbe infatti tassato con un IVA all'8%, mentre un venditore di sandwich continuerebbe a beneficiare di un'aliquota ridotta del 2,5%, critica l'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM).

Per la federazione delle piccole e medie imprese, soltanto un tasso unico consentirebbe di sopprimere le diseguaglianze di trattamento. Dello stesso parere il PLR, per il quale l'aliquota unica darebbe un impulso all'economia, permettendo alle imprese di risparmiare centinaia di milioni di franchi in spese amministrative. L'idea di ridurre il tasso è stata tuttavia affossata definitivamente dal Parlamento nella recente sessione autunnale delle Camere federali.

Dal canto suo, il PBD propone una nuova aliquota speciale al 5,5% per la ristorazione classica, ma anche per il settore alberghiero (che è sottoposto a un tasso speciale del 3,8% fino al 2017). Questo provvedimento consentirebbe di sgravare i ristoratori, senza compromettere gli introiti fiscali della Confederazione. La vendita da asporto resterebbe invece sottoposta al tasso ridotto.

Per quel che concerne gli altri partiti borghesi, il PPD giudica "inefficace" il controprogetto. L'attuazione di soluzioni per venir in aiuto a un settore commerciale non dovrebbe andare a scapito di un altro ramo, secondo i popolari democratici. Stessa lunghezza d'onda tra le fila dell'UDC: "la situazione dei ristoratori non migliorerà se si peggiorano le condizioni dei venditori da asporto", affermano i democentristi.

"Ciò sarebbe contrario al principio costituzionale della parità di trattamento", ammonisce da parte sua il PS. "La differenza di tassazione attuale si giustifica", secondo i socialisti, per i quali "farsi uno spuntino in strada e equivale a fare acquisti presso un commercio al dettaglio piuttosto che a un pranzo al ristorante".

"Il passaggio da un tasso ridotto a un tasso normale nella ristorazione da asporto avrebbe quale effetto l'aumento dei prezzi dei prodotti in questo settore", sottolinea infine la Federazione romanda dei consumatori (FRC).

Soltanto i Verdi sono favorevoli al controprogetto. Gli ecologisti lo giudicano più efficace rispetto al calo generalizzato dell'IVA proposta dagli iniziativisti.

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SDA-ATS