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Jet combattimento, prevale il "si" in commissione

L'F-35A durante le prove eseguite l'estate scorsa alla base militare di Payerne. KEYSTONE/PETER KLAUNZER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 26 novembre 2019 - 15:53
(Keystone-ATS)

L'acquisto dei nuovi caccia da combattimento per un massimo di 6 miliardi di franchi raccoglie il sostegno di buona parte della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale (CPS-N).

A suscitare discussione, come agli Stati in settembre, è la quota destinata agli affari di compensazione.

Nel settembre scorso, il Consiglio degli Stati aveva stabilito che le imprese estere avrebbero dovuto compensare il 100% - e non solo il 60% come voleva il Governo - del valore contrattuale mediante l'assegnazione di mandati in Svizzera (affari offset), di cui il 20% con affari offset diretti e il 40% con affari offset indiretti nel settore della base tecnologica e industriale rilevante in materia di sicurezza. A ciò si aggiunge un altro 40% di compensazione indiretta in tutta una serie di settori che vanno dall'industria delle macchine, a quella ottica e orologiera, per passare dalla chimica.

Inoltre, tutte le principali regioni del Paese avrebbero dovuto beneficiare, nella misura del possibile, degli affari di compensazione: il 65% per la Svizzera tedesca, il 30% per quella francese e il 5% per la Svizzera italiana.

La CPS-N, ha spiegato oggi ai media il suo presidente Werner Salzmann (UDC/BE), si è espressa per una quota di compensazione pari al 60%. A suo parere, una quota maggiore equivarrebbe a una sorta di sovvenzione. La commissione vuole limitare l'attività di compensazione agli ordini direttamente collegati all'acquisto dei jet e alle industrie attive negli armamenti e nella sicurezza.

La CPS-N ha poi approvato il decreto di pianificazione per l'acquisto di nuovi aerei da combattimento con 18 voti a 5. Quest'ultimo è soggetto a referendum facoltativo. Il chiaro risultato del voto in seno alla Commissione suggerisce che anche il plenum approverà l'acquisto.

Il decreto di pianificazione contiene l'ordine per l'acquisto di nuovi caccia a reazione per un importo massimo di 6 miliardi di franchi, ma non il tipo di aereo da acquistare. Il Consiglio federale deciderà su questo aspetto solo più tardi.

Gli aerei candidati per sostituire i Tiger e gli F/A-18 sono quattro: l'Eurofighter della Airbus (Germania), l'F/A-18 Super Hornet della Boeing (Stati Uniti), il Rafale della Dassault (Francia) e l'F-35A della Lockheed Martin (Stati Uniti). Il Gripen E di Saab (Svezia) è invece rimasto fuori dalla corsa.

Una valutazione sugli aviogetti dovrebbe essere disponibile nella seconda metà del 2020. Un eventuale referendum è previsto per il 27 settembre dell'anno prossimo. Al più tardi all'inizio del 2021, il Consiglio federale deciderà quale aereo acquistare. A partire dal 2025, i primi modelli dovrebbero sfrecciare nei cieli svizzeri ed entro il 2030 la flotta dovrebbe essere al completo. Gli F/A-18 e i Tiger verrebbero smantellati gradualmente.

Poiché la decisione sul modello non è ancora stata presa, il prezzo esatto per aereo e quindi anche le dimensioni della flotta non sono chiare. Secondo le stime di un gruppo di esperti, il prezzo medio per caccia, compresi armamento, logistica, sistemi, aggiornamenti e altri costi, è di circa 200 milioni di franchi.

Con 6 miliardi di franchi dovrebbe quindi essere possibile acquistare 30 nuovi jet. Tenendo conto delle esigenze in fatto di manutenzione e formazione, ciò dovrebbe soddisfare lo scenario di riferimento: il Consiglio federale esige infatti che almeno quattro aerei siano sempre in volo per un periodo di quattro settimane.

L'acquisto di nuovi missili antiaerei è escluso dalla decisione di pianificazione. I due dossier avanzano in parallelo e hanno punti di contatto a livello militare e finanziario. Tuttavia, contrariamente ai piani originari dell'esecutivo, il nuovo sistema di difesa terra-aria (Bodluv) non sarà sottoposto a referendum.

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