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I jihadisti svizzeri con doppia nazionalità che hanno volontariamente combattuto all'estero per un esercito straniero o in un gruppo paramilitare ideologicamente motivato devono essere imperativamente privati del passaporto svizzero.

Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale per 108 voti a 79 e 6 astenuti, accogliendo così una mozione del consigliere nazionale Marco Romano (PPD/TI). Con tale revoca, la persona in questione perde anche il diritto di soggiornare o di rientrare in Svizzera. La normativa non concerne invece le persone tenute per legge a prestare servizio militare nel Paese d'origine.

Riconoscendo la minaccia jihadista e la necessità di adottare misure di protezione, la maggioranza della Camera del popolo ha ritenuto che il provvedimento auspicato dalla mozione non sia meramente simbolico e distolga i jihadisti dai loro intenti criminali.

Il Consiglio federale proponeva invece di respingere l'atto parlamentare. Secondo la ministra della giustizia Simonetta Sommaruga, le norme attuali prevedono già la possibilità di revocare il passaporto a chi ha commesso atrocità all'estero in veste di membri di gruppi estremisti. Inoltre, per il governo, la revoca generalizzata della cittadinanza sarebbe sproporzionata.

Il plenum non ha però seguito il parere governativo e ha accolto la mozione del consigliere nazionale ticinese.

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SDA-ATS