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L'architetto Mario Botta spiega ai media i dettagli del suo progetto

KEYSTONE/GEORGIOS KEFALAS

(sda-ats)

Mario Botta vuole creare un'opera architettonica di rilevanza nazionale sul sito risanato dell'ex discarica chimica giurassiana di Bonfol.

Il progetto dell'architetto ticinese, svelato oggi alla stampa, vuole ridare vita al luogo con un "messaggio di riconciliazione tra uomo e natura", è stato annunciato.

Il progetto prevede la costruzione di una torre alta 40 metri, che offrirà una vista a 360 gradi su un nuovo bosco di querce piantato sulla superficie dell'ex discarica, dalla quale in sei anni sono state asportate circa 200'000 tonnellate di prodotti chimici e di terra dopo essere stata utilizzata per 15 anni dai gruppi chimico-farmaceutici basilesi per eliminare i propri rifiuti. L'operazione, conclusasi lo scorso settembre, è costata 380 milioni di franchi, il doppio di quanto previsto inizialmente.

La nuova zona boschiva sarà disposta in due cerchi adiacenti di 400 metri di circonferenza. Botta vuole conservare il muro lungo 200 metri e alto 12 servito al risanamento e usarne la sommità come luogo di passeggiata.

"Era importante lasciare una traccia e una memoria", ha spiegato l'architetto ticinese. "Sarebbe stato impensabile rimboschire tutta questa zona come se la discarica chimica non fosse mai esistita", ha rilevato nella conferenza stampa.

In questo ambito naturale carico di storia, il progetto "Land Art" deve trasmettere un messaggio di vita alle generazioni future. "Il progetto ha una dimensione sociale e ambientale e deve diventare un luogo di passaggio, di memoria, di vita e d'avvenire", ha affermato Yannis Cuenot, dell'Association Escale Bonfol, all'origine dell'iniziativa.

Il progetto dovrebbe costare secondo le stime dei promotori 4,65 milioni di franchi. Una fondazione sarà costituita per avviare la ricerca di fondi. La realizzazione avverrà in due tappe: dapprima il muro e il bosco e poi la torre.

L'Association Escale Bonfol è stata costituita nel 2011 grazie ai fondi versati dall'industria chimica basilese, che si è anche assunta la totalità dei costi di risanamento. Essa spera di accrescere l'attrattiva turistica del villaggio di 700 abitanti situato all'estremo nord del canton Giura al confine con la Francia e che ha visto la sua immagine offuscata per decenni dalla presenza della discarica.

In totale, fra il 1961 e il 1976, 114'000 tonnellate di rifiuti chimici erano state sotterrate alla bell'e meglio e senza nessun tipo di inventario in un terreno argilloso a due passi dalla frontiera francese. Solo nel 2000 il governo giurassiano si è spinto fino ad esigere dalle industrie chimiche renane il risanamento completo della discarica. Ci sono voluti 16 anni per studiare il dossier, preparare il progetto e asportare per intero i rifiuti.

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SDA-ATS