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Strage alle elezioni presidenziali in Kenya dove la notte scorsa, a poche ore dall'apertura dei seggi elettorali, 17 persone, tra cui 9 agenti di polizia, sono state uccise in due distinti attacchi nel distretto di Changamwe, alla periferia di Mombasa e nella vicina città di Kilifi.

Code interminabili, lunghe anche diverse centinaia di metri si sono formate fin dalle prime ore del mattino, mentre le strade circostanti sono rimaste insolitamente deserte da auto, minibus e tir. E quando alle 17 è scaduto il termine per le operazioni, fuori i seggi erano ancora centinaia le persone in attesa di votare.

I primi risultati hanno confermato il testa a testa tra i due principali candidati alla presidenza, Uhuru Kenyatta e Raila Odinga, con il primo in vantaggio di una manciata di voti dopo neanche il 10% dei seggi scrutinati. Secondo le proiezioni, infatti, Kenyatta avrebbe superato il 50% delle preferenze, scongiurando in questo modo il rischio di andare al ballottaggio con il primo ministro uscente, Odinga che si attesterebbe intorno al 40%, mentre sono staccatissimi gli altri candidati.

Ma secondo gli esperti della commissione elettorale in questa fase "i risultati non hanno alcun valore nazionale", anche se i primi dati ribalterebbero le previsioni di un ballottaggio dato quasi per certo alla vigilia, prospettando la vittoria dell'ex ministro delle Finanze già al primo turno. Un risultato, se confermato, che aprirebbe scenari imprevedibili nei rapporti diplomatici del Kenya con i principali partner internazionali occidentali e con i paesi della regione dell'Africa subsahariana, considerato che Kenyatta è accusato di crimini contro l'umanità dalla Corte penale internazionale.

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SDA-ATS