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GINEVRA - Sono "diverse centinaia" i morti degli scontri nel Kirghizistan meridionale. Lo ha affermato oggi a Ginevra un portavoce del Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr). "E' difficile avere dati precisi", ma "pensiamo che in questa sanguinosa crisi si possa parlare di centinaia di morti", ha detto il portavoce del Cicr Chistian Cardon.
Il governo retto dalla premier ad interim Roza Otunbaieva chiede intanto la consegna dell'ex presidente Kurbanbek Bakiev e del figlio Maksim, accusati di avere finanziato e fomentato la tragedia in atto nel paese: ma per il primo, la Bielorussia di Aleksandr Lukashenko, che in aprile ha accolto il fuggitivo ex leader, non vuole nessuna estradizione. Il secondo è in guardina in Gran Bretagna, fermato dagli agenti su ordine dell'Interpol.
La zona di confine fra Kirghizistan e Uzbekistan è stata chiusa per ordine di Tashkent, perché non ci sono più le condizioni per accogliere i rifugiati. Gli inviati dell'Onu hanno accertato che al momento circa 75.000 di loro sono stati fatti entrare nel paese prima della chiusura, ma almeno altri 200.000 son ammassati nella zona kirghiza.
Intanto la comunità mondiale guarda con allarme a quello che sta succedendo in Kirghizistan, e che potrebbe allargarsi a tutta l'Asia centrale. Onu, Ue e Osce hanno invitato le autorità di Bishkek a tenere referendum ed elezioni come previsto, per calmare la tensione. Gli Usa e la Russia sono in contatto con il governo kirghizo, e hanno entrambi offerto aiuti umanitari.

SDA-ATS