Belgrado ha reagito duramente alla risoluzione sul 'genocidio' compiuto dai serbi in Kosovo a fine anni novanta, approvata in serata dal parlamento di Pristina, parlando di pura propaganda falsità e calunnie destinate a chiudere definitivamente la porta al negoziato.

Per Marko Djuric, capo dell'Ufficio governativo serbo sul Kosovo, si tratta di una decisione frutto del panico di coloro che devono rispondere dei propri crimini. "Questo pamphlet propagandistico stravolge del tutto la verità su chi avviò la campagna di terrore e crimini contro i civili in Kosovo, e serve solo a nascondere le proprie responsabilità", ha detto Djuric. A suo avviso, tanti di quelli che parlano di un presunto 'genocidio' ai danni degli albanesi portano ancora sulle mani le tracce di sangue delle vittime serbe.

Veljko Odalovic, presidente della commissione serba per le persone scomparse in Kosovo, ha definito "assurda" la risoluzione sul presunto 'genocidio' compiuto dai serbi, un documento che non risolve nulla e non contribuisce alla riconciliazione e al dialogo. Secondo Milovan Drecun, presidente della commissione per il Kosovo al parlamento serbo, l'adozione della risoluzione e' un atto fortemente ostile nei confronti del popolo serbo che chiude la porta al prosieguo del negoziato.

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