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In Kosovo l'opposizione e una serie di organizzazioni non governative contestano la regolarità dell'elezione del magnate dell'edilizia Behgjet Pacolli a nuovo presidente della repubblica, e hanno annunciato un ricorso alla Corte costituzionale.

Come riferiscono i media oggi a Pristina, la contestazione nasce dal fatto che nei primi due turni di scrutinio, quando era necessario per l'elezione il quorum dei due terzi (81 sul totale di 120 deputati), in aula vi erano solo 67 deputati, poiché i rappresentanti dell'opposizione avevano abbandonato per protesta l'Assemblea. Nelle prime due votazioni Pacolli ha ottenuto rispettivamente 54 e 58 voti, ma con soli 67 deputati presenti e non 81 come previsto dalla legge. È stato poi eletto al terzo turno con 62 voti, quando era sufficiente la maggioranza semplice di 61 voti.

Ci sarebbero poi state forti pressioni sui deputati (anche con denaro) per indurli a votare per Pacolli e - sempre secondo la stampa - esistono prove filmate su tutta una serie di sms che sarebbero stati inviati a Pacolli e ai deputati per concordare l'andamento del voto nei vari scrutini.

Per tutto ciò l'opposizione ritiene che l'elezione di Pacolli a presidente sia avvenuta in modo irregolare, e ha annunciato ricorso alla Corte costituzionale.

Pacolli, 60 anni e leader dell'Alleanza per il nuovo Kosovo (Akr), è un miliardario - che ha anche la cittadinanza svizezra - ritenuto l'uomo più ricco del Kosovo. La sua impresa - la Mabetex - ha restaurato tra l'altro i Palazzi del Cremlino a Mosca. In passato è stato per alcuni anni marito della cantante Anna Oxa, pugliese di origini albanese.

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SDA-ATS