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Kosovo: task force Ue, prove crimini guerra di ex vertici Uck

La task force speciale investigativa Ue (SITF) per i crimini commessi in Kosovo dopo la fine della guerra nel giugno del 1999 ha raccolto "prove convincenti contro alcuni ex alti esponenti dell'esercito di liberazione del Kosovo (Uck) per gravi violazioni del diritto umanitario internazionale, inclusi crimini contro l'umanità e crimini di guerra" ma non sufficienti su un presutno fraffico di organi da parte della criminalità organizzata. Così il procuratore capo della SITF, Clint Williamson, presentando le conclusioni di due anni e mezzo di indagini, oggi a Bruxelles.

"Ci sarà un atto d'accusa, che include un certo numero di individui che si trovavano ai più alti livelli dell'Uck", ha detto Williamson, che ha precisato di non voler entrare nei dettagli "perché l'inchiesta è ancora in corso" ed "è giusto dire che ci sono forti indicazioni su sforzi fatti per intimidire singoli testimoni o potenziali testimoni".

Le prove raccolte indicano comunque, ha poi aggiunto Williamson, "una campagna di persecuzione diretta contro serbi, rom e altre minoranze della popolazione del Kosovo e nei confronti di kosovari albanesi etichettati come 'collaboratori' dei serbi o semplicemente oppositori dell'Uck". Questa persecuzione, riconducibile all'Uck, è stata condotta tramite omicidi, rapimenti, sparizioni forzate, detenzioni illegali in campi in Kosovo e in Albania, violenze sessuali e altre forme di trattamenti inumani, sfollamento forzato, dissacrazione e distruzione di chiese e altri siti religiosi. Il che ha portato "ad una pulizia etnica di ampie fette di popolazioni di serbi e rom dalle aree a Sud del fiume Ibar". Alcuni elementi dell'Uck hanno inoltre condotto una campagna di "violenze e intimidazioni fra il 1998 e il 1999 contro oppositori politici kosovari albanesi, incluse uccisioni, detenzioni illegali e trattamenti inumani" ha detto il procuratore capo della task force Ue.

La task force non ha raccolto prove sufficienti su un presunto traffico di organi da parte della criminalità organizzata. "Per perseguire queste accuse è necessario un livello di prove di cui ancora non disponiamo", ha detto Williamson aggiungendo che "le indagini proseguono" e ci sono indicazioni su al massimo una decina di vittime.

Carla Del Ponte, ex procuratrice capo del Tribunale penale internazionale dell'Aja per i crimini nella ex Jugoslavia (Tpi), ha espresso il suo rammarico all'agenzia serba Tanjug dichiarando che "è un peccato, ma non sono sorpresa poiché è molto più difficile eseguire un'indagine esauriente dopo così tanti anni da quello che è successo".

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