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Spunta un testimone nell'inchiesta internazionale sulle accuse di traffico illegale di organi umani che sarebbe avvenuto in Kosovo e Albania alla fine degli anni Novanta: la giustizia serba ha annunciato oggi che una persona afferma di avere partecipato al presunto traffico di organi appartenenti a cittadini serbi durante il conflitto.

"Abbiamo una persona che parla di una procedura medica, fatta nel nord dell'Albania, relativa a prelievi di organi su cittadini serbi durante il conflitto del 1998-99 in Kosovo" tra i guerriglieri albanesi del Kosovo e le forze serbe, ha detto il procuratore serbo per i crimini di guerra, Vladimir Vukcevic.

Il procuratore ha precisato che il testimone è "un kosovaro albanese che ha partecipato al conflitto" e che afferma di avere seguito un corso di formazione per il prelievo di organi e di avere preso parte a una di queste operazioni.

Vukcevic ha inoltre sottolineato che il testimone ha "descritto il prelievo del cuore di un prigioniero serbo in un luogo vicino a Kukes (nel nord dell'Albania) alla fine del 1990". In seguito il cuore "è stato venduto sul mercato nero", ha proseguito commentando che la procedura è stata descritta nel dettaglio e che il testimone ha anche riferito del trasporto dell'organo verso l'aeroporto di Tirana.

Il presunto traffico d'organi, già oggetto di indagini condotte alcuni anni fa dalla procuratrice del Tribunale per i crimini di guerra dell'Aja Carla del Ponte e concluse senza alcun risultato, tornò di nuovo a galla alla fine del 2010 dopo un rapporto del relatore del Consiglio d'Europa Dick Marty, approvato nel gennaio del 2011 anche dall'Assemblea di Strasburgo.

Le vittime di questo presunto traffico sarebbero state prigionieri serbi detenuti dagli albanesi dell'UCK (l'ormai disciolto Esercito di Liberazione del Kosovo) presso le loro basi in Kosovo e in Albania.

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SDA-ATS