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I due contendenti

KEYSTONE/AP/FRANCOIS MORI

(sda-ats)

L'attacco era atteso e temuto. Nel pieno del silenzio elettorale è esploso in tutta la sua violenza, a poche ore da un voto decisivo per il futuro della Francia, che deve scegliere il suo presidente, e dell'Europa.

Potentissimi hacker hanno rubato 9 giga di mail dello staff di Emmanuel Macron e in Francia - nonostante il divieto imposto dalla commissione di controllo elettorale - è cominciato lo stillicidio di documenti ad opera di siti russi come Sputnik.

I candidati sono in silenzio obbligato. Ieri sera gli ultimi veleni di una campagna mai vista prima per la carica di tensione e insulti in un crescendo di aggressività.

Dopo l'apice toccato mercoledì - con un dibattito-rissa in tv - lo scarto nei sondaggi si è allargato al 63% di Macron contro il 37% di Marine Le Pen.

Ma dopo aver denunciato per settimane "attacchi di pirateria informatica", lo staff di Macron ha annunciato l'attacco "massiccio" ai propri sistemi, che pure erano stati rafforzati nelle loro difese in previsione di una replica di quanto accaduto negli Stati Uniti con l'attacco alle email del campo di Hillary Clinton.

"Si sapeva - ha confermato stasera il presidente Francois Hollande, che lunedì, conosciuto il suo successore, andrà a Berlino invitato da Angela Merkel - che ci sarebbero stati questi rischi durante la campagna presidenziale poiché era già avvenuto altrove. Niente rimarrà senza risposta".

Ha provato a reagire come poteva il Comitato di controllo elettorale, che ha intimato a "tutti i media e tutti i cittadini" di non rilanciare quanto trafugato alla vigilia di elezioni cruciali, nell'evidente tentativo di seminare il caos.

A violare fuori dalla Francia questo invito, siti e account che fanno capo ad esponenti dell'ultradestra americana, come quello di Jack Posobiec, fin dall'inizio ostili a Macron e filo-Le Pen. In Francia, spicca il noto Sputnik russo versione locale, che ha già riversato su Twitter molto materiale, per lo più scambi di email di affidabilità non immediatamente verificabile: dallo staff di Macron a ministeri francesi o a ditte di informatica e così via.

Un lavoro lungo e difficile che occuperà per mesi gli inquirenti, mentre appaiono facilmente attribuibili alla categoria 'fake' i documenti di versamenti o conti aperti in improbabili paradisi caraibici. Il più fake dei fake reca addirittura come contraente un fantomatico 'La Providence', guarda caso il nome del liceo in cui si conobbero Macron e Brigitte.

Questo colpo basso al candidato favorito - che rischia di trasformarsi in una lunga destabilizzazione dell'Eliseo se le mail verranno distillate on-line a partire da lunedì - aggiunge tensione ad una campagna avvelenata che si è svolta, per la prima volta, in una Francia in stato d'emergenza.

Per questo, dopo che il governo ha ribadito che "la minaccia terroristica continua ad essere al massimo livello", le urne domani saranno più blindate che mai: 50.000 poliziotti e gendarmi si aggiungeranno ai 7.000 militari dell'operazione di prevenzione del terrorismo 'Sentinelle'.

Il piano di prevenzione è previsto in due tempi: durante il voto e per le manifestazioni che seguiranno. Nel primo caso, pattuglie attorno ai seggi pronte a intervenire, altre in contatto con commissariati e Comuni.

Alle 20, quando saranno annunciati i risultati, l'obiettivo ulteriore sarà di prevenire ogni disordine, in particolare a Parigi, dove la sera del primo turno gruppi di "antifascisti" si scontrarono con la polizia. Massima sicurezza alla spianata del Louvre, dove è previsto il raduno dei simpatizzanti di "En Marche!".

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SDA-ATS