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La Corte UE boccia la legge ungherese contro le Ong

La Corte di giustizia dell'Ue ha bocciato la legge con cui dal 2017 l'Ungheria impone alle Ong beneficiarie di finanziamenti stranieri, l'obbligo di dichiarare il donatore, classificandole di fatto come organizzazioni al servizio di interessi stranieri. KEYSTONE/EPA/ANDREJ CUKIC sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 18 giugno 2020 - 21:19
(Keystone-ATS)

La Corte di giustizia dell'Ue ha bocciato la legge con cui dal 2017 l'Ungheria impone alle Ong beneficiarie di finanziamenti stranieri, l'obbligo di dichiarare il donatore, classificandole di fatto come organizzazioni al servizio di interessi stranieri

Una norma pensata dal governo magiaro del premier nazional-conservatore, Viktor Orban, per bloccare l'influenza di Geoge Soros - il filantropo americano di origini ungheresi e padre di Open society Foundation, una delle fondazioni più ricche al mondo che sostiene Ong e militanti dei diritti umani - accusato di essere un agente straniero "deciso a inondare il Paese di migranti islamici", proprio attraverso gli aiuti alle Ong, e in combutta con l'allora presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker. Un tassello dello stesso disegno che lo scorso anno, ad esempio, costrinse la Central European University sponsorizzata dal filantropo a traslocare da Budapest a Vienna.

I giudici della Grande sezione della Corte, accogliendo un ricorso dell'Esecutivo comunitario, hanno bollato le restrizioni ungheresi come "discriminatorie", "ingiustificate", e "non conformi al diritto dell'Unione", assestando così un colpo all'architettura congegnata contro il miliardario e la sua idea di società aperta.

"Una sentenza importante che protegge la libertà di associazione delle organizzazioni e riafferma le regole del mercato interno", ha commentato un portavoce della Commissione europea. Mentre la fondazione che fa capo al filantropo ha evidenziato: "L'abrogazione della legge segnerebbe un gradito passo verso il ripristino sia dello stato di diritto, sia del pluralismo nella vita pubblica in Ungheria".

A stretto giro è arrivata anche la replica del capo di gabinetto di Orban, Gergely Gulyas. "L'Ungheria ha sempre rispettato le decisioni della Corte in passato e continuerà a farlo. Il governo studierà la sentenza nel dettaglio, ma è confortante che la Corte concordi con l'obiettivo della necessità di accrescere la trasparenza delle Ong".

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