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Non bastano gli appelli degli scienziati sugli effetti dell'aumento della temperatura del pianeta, né gli avvertimenti dati dagli eventi meteorologici estremi di questi anni. Il mondo continua a consumare combustibili fossili e, a parte la piccola pausa dettata dalla crisi economica, a produrre sempre più gas serra. L'ultimo record, registrato oggi dal bollettino dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (Omm), denuncia oltre all'aumento della concentrazione dei gas anche una minore capacità del pianeta di assorbire la CO2, segno che il limite di sopportazione è sempre più vicino.

Secondo i valori riportati dal bollettino dell'organizzazione la concentrazione di CO2 in atmosfera ha raggiunto i 396 ppm, che corrispondono al 142% rispetto al livello preindustriale, mentre metano e ossido di azoto sono rispettivamente il 253 e il 121% rispetto ai livelli prima del 1750. Per quanto riguarda la CO2 l'aumento registrato tra il 2012 e il 2013 è anche il più alto da oltre 30 anni. Per effetto dei gas serra la capacità della Terra di trattenere la radiazione solare invece di disperderla nello spazio è aumentata del 34% rispetto al 1990.

"Le emissioni oggi sono molto più alte di vent'anni fa - spiega Sergio Castellari, delegato del governo italiano nel Gruppo intergovernativo dell'ONU sul cambiamento climatico Ipcc e ricercatore del Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici -, e il record raggiunto è un grosso avvertimento sulla necessità di trovare un accordo globale sulle emissioni. Il trend degli ultimi anni oltretutto è in linea con lo scenario peggiore delineato dagli scienziati".

In queste condizioni invece di aumentare al massimo di due gradi entro fine secolo la temperatura rischia di salire del doppio, con effetti devastanti sul pianeta. Studi preliminari citati dal bollettino indicano che in questi anni potrebbe essere diminuita la capacità della biosfera, che normalmente assorbe il 55% delle emissioni di CO2, di rimediare all'uso dei combustibili fossili. La capacità degli oceani di assorbire il gas ad esempio è ora il 70% rispetto all'epoca preindustriale, e si rischia di perderne un altro 20% entro la fine del secolo.

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SDA-ATS