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La giustizia americana si ribella a Trump

Geoffrey Berman si è presentato oggi nel suo ufficio a Manhattan sfidando il presidente Donald Trump e il ministro della giustizia Wlliam Barr. Keystone/FR170574 AP/KEVIN HAGEN sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 20 giugno 2020 - 22:00
(Keystone-ATS)

Nuovo, clamoroso scontro sulla giustizia negli Usa. Il presidente Donald Trump ha deciso improvvisamente di rimpiazzare l'attorney general di Manhattan Geoffrey Berman. Che però si oppone.

"Si sta dimettendo", ha annunciato il ministro della giustizia William Barr, che ha comunicato l'intenzione di Trump di sostituire il potente e popolare procuratore che ha incriminato l'ex legale factotum di Trump Michael Cohen e che sta indagando sul suo avvocato personale Rudy Giuliani con Jay Clayton, il presidente dell'autorità americana di vigilanza sui mercati finanziari Sec (l'equivalente della Finma svizzera), un avvocato che non ha mai esercitato l'incarico di procuratore.

Ma Berman ha replicato subito che non sta lasciando e che non ha alcuna intenzione di farlo, almeno finché la persona nominata da Trump non verrà confermata al Senato. Anche perché, ha spiegato, lui è stato nominato da una corte, circostanza che sembra rendere più difficile la sua rimozione. Nel frattempo, ha assicurato, le sue indagini proseguiranno "senza ritardi, interruzioni e ostacoli" per perseguire la giustizia "senza paura o favoritismi". E così oggi Berman si è presentato nel suo ufficio a Manhattan: "sono qui per fare il mio lavoro", ha detto ai reporter.

Poco dopo Barr ha sostenuto che Trump ha licenziato il procuratore : "per il fatto di aver dichiarato di non avere alcuna intenzione di dimettersi, ho chiesto al presidente di rimuoverlo oggi, e così ha fatto", ha spiegato il ministro di giustizia, rimproverando a Berman di aver "scelto lo spettacolo pubblico anziché il servizio pubblico". Barr ha aggiunto che il vice di Berman, Audrey Strauss, diventerà attorney facente funzione.

I democratici sono andati all'attacco accusando Barr di politicizzare nuovamente la giustizia, come aveva fatto lanciando la controinchiesta del Russiagate e intervenendo nelle indagini su due alleati del tycoon, Roger Stone e Michael Flynn. Il timore è che anche in questo caso ci possa pure essere un conflitto di interesse, un'ingerenza politica per bloccare qualche inchiesta scomoda.

Berman, 60 anni, è peraltro un repubblicano registrato, donatore del partito e della stessa campagna presidenziale di Trump, uno che ha lavorato anche come volontario part-time nel "transition team" del tycoon e che è stato intervistato da lui prima di essere nominato nel 2018 come attorney general del distretto meridionale di New York.

Tra i casi che ha seguito figurano quelli di Natalia Veselnitskaya, l'avvocata russa al centro dell'incontro alla Trump Tower nel Russiagate, da lui incriminata per ostruzione della giustizia in un'altra vicenda; e di Michael Avenatti, l'avvocato della pornostar (e presunta amante di Trump) Stormy Daniels, da lui accusato di estorsione contro la Nike.

Altre sue inchieste scottanti sono state quelle contro il defunto finanziere Jeffrey Epstein, incriminato per traffico sessuale di minorenni, e la banca statale turca Halkbank, finita sul banco degli imputati per aver aggirato le sanzioni degli Usa all'Iran.

Ma le indagini più vicine al tycoon sono quelle su Cohen, sul suo comitato inaugurale alla Casa Bianca e soprattutto su Giuliani, dopo l'incriminazione di due suoi soci che lo aiutarono nei maneggi ucraini contro i Biden finiti al centro dell'impeachment: Lev Parnas e Igor Fruman, accusati di violazione della legge sulla campagna elettorale per un contributo al tycoon.

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