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La primavera dei talebani, terrore a Kabul

Questo contenuto è stato pubblicato il 15 aprile 2012 - 21:25
(Keystone-ATS)

Al via l'offensiva di primavera. I talebani hanno sferrato oggi una violento attacco militare assaltando numerosi obiettivi afghani ed internazionali nella zona di massima sicurezza di Kabul ed altri in tre province dell'est del paese (Paktia, Logar e Nangahar), seminando il panico fra la popolazione e tenendo testa per molte ore alla reazione delle forze speciali afghane appoggiate da reparti di militari della Nato.

Preceduti all'inizio del pomeriggio da una decina di esplosioni, gli attacchi hanno investito nel quartiere di Wazir Akbar Khan varie ambasciate (Usa, Gb, Germania, Giappone, Russia ed Iran), la sede del Parlamento, vari edifici pubblici non lontano dal palazzo presidenziale, basi della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) ed anche un hotel, il Kabul Star, appena costruito.

Impossibile in serata fornire un bilancio definitivo delle vittime. Il portavoce del ministero dell'Interno, Siddiq Siddiqi, ha detto all'ANSA che a Kabul "non vi sono notizie di morti fra la popolazione civile, mentre 17 kamikaze, di cui una decina nella capitale, hanno perso la vita negli scontri a fuoco o nell'esplosione dei loro giubbotti in tutto l'Afghanistan. Da parte sua un portavoce dell'Ospedale Emergency di Gino Strada a Kabul ha segnalato il decesso di tre soldati afghani feriti.

Inoltre il portavoce del governo provinciale di Nangarhar, Ahmad Zia Abdulzai, ha parlato di dieci morti (sette kamikaze e tre civili) nell'attacco ad una base del gruppo di ricostruzione provinciale (Prt) vicino all'aeroporto di Jalalabad In successive rivendicazioni il portavoce dell'Emirato islamico dell'Afghanistan, Zabihullah Mujahid, ha precisato che le violenze odierne "segnano l'inizio dell'Offensiva di Primavera" che i talebani scatenano ogni anno alla fine dell'inverno contro le forze di sicurezza afghane e straniere.

Mujahid ha poi precisato che le azioni sono una ritorsione per le copie del Corano bruciate nella base aerea americana di Bagram, per l'oltraggio dei marine che hanno urinato sui cadaveri di alcuni insorti e per il recente massacro compiuto da un sergente Usa a Kandahar.

Quella odierna è stata l'operazione più significativa realizzata dai talebani nel cuore della capitale afghana dallo scorso settembre, confermanso ancora una volta la vulnerabilità del sistema di sicurezza esistente che ha permesso al folto gruppo di kamikaze di raggiungere con una certa facilità tutti gli obiettivi prescelti.

Come successo già in precedenti occasioni, alcuni attentatori suicidi si sono fatti esplodere per aprire la strada ad altri armati fino ai denti, che hanno preso posizione su edifici in costruzione - uno non lontano dal Parlamento, l'altro dalla zona delle ambasciate - da cui hanno lanciato razzi centrando gli obiettivi prescelti.

Ad un certo punto sembrava addirittura che i mujaheddin fossero riusciti a penetrare all'interno dell'edificio dell'Assemblea nazionale, ma così non è stato, come ha precisato un responsabile della polizia, secondo cui "perfino alcuni parlamentari hanno imbracciato le armi e sono saliti sul tetto dell'edificio per difenderlo dagli aggressori".

Infine, alcuni razzi hanno raggiunto secondo i talebani anche il quartier generale dell'Isaf a Wazir Akbar Khan e la Base Warehouse, a dieci chilometri ad est del centro di Kabul.

In serata i comandante dell'Isaf, generale John Allen, ha diffuso un comunicato in cui si sosteneva che gli scontri "non erano ancora terminati", ma che valeva la pena di sottolineare "con orgoglio la rapidità con cui le forze di sicurezza afghane hanno risposto all'offensiva, senza chiedere l'aiuto, sempre disponibile, della Coalizione internazionale". Un fatto sottolineato anche dagli Stati Uniti.

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