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La Russia recluta "civili" in Siria per il fronte libico di Haftar

La Russia recluta centinaia di civili e miliziani delle zone controllate da Damasco come "sostegno logistico" alle truppe del generale libico Khalifa Haftar, rivale di Sarraj. KEYSTONE/AP/Mikhail Klimentyev sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 09 marzo 2020 - 21:19
(Keystone-ATS)

Il confronto armato e politico tra Russia e Turchia nel Mediterraneo si intensifica in Libia, proprio dopo che Ankara e Mosca sembrano aver trovato un accordo per la spartizione della regione siriana di Idlib.

Non è infatti solo la Turchia che invia combattenti siriani di Idlib al fronte libico, in appoggio alle truppe comandate dal premier Fayyez Sarraj, ma anche la Russia recluta centinaia di civili e miliziani delle zone controllate da Damasco come "sostegno logistico" alle truppe del generale libico Khalifa Haftar, rivale di Sarraj.

Mentre si attende che il 15 marzo comincino i pattugliamenti congiunti turco-russi a Idlib, in base all'accordo raggiunto a Mosca nei giorni scorsi dai presidenti Vladimir Putin e Tayyep Recep Erdogan, diverse fonti siriane ben informate e presenti nelle città di Homs, Hama, Damasco e Suwayda hanno riferito dell'apertura in queste città, in mano al governo centrale, appoggiato dalla Russia, di centri di reclutamento per "civili" da inviare nella Libia orientale.

Le fonti affermano che alla mobilitazione partecipa, in alcune zone, anche il movimento sciita libanese Hezbollah, vicino all'Iran. E questo come "sostegno logistico" allo sforzo di Mosca accanto alla campagna militare portata avanti da mesi da Haftar, che assedia Tripoli. Il governo di Sarraj, basato nella capitale libica, è riconosciuto dalle Nazioni Unite e ha cominciato a ricevere aiuti militari dalla Turchia.

Da gennaio si erano diffuse notizie dell'invio turco di centinaia, poi migliaia, di miliziani siriani anti-regime, operativi tra Idlib e Aleppo, proprio sul fronte libico. Secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, che si avvale sul terreno di una fitta rete di fonti, il governo di Ankara ha inviato nelle ultime ore altri 117 miliziani in Libia, facendo salire a 4.750 i combattenti siriani finora avio-trasportati verso il Paese nordafricano.

Le fonti nelle città siriane di Homs, Hama, Damasco e Suwayda, affermano invece che dalla fine di gennaio la polizia militare russa ha aperto, con l'appoggio delle strutture amministrative del governo, centri di reclutamento alla periferia della capitale Damasco, a Homs nel centro del paese, e a Suwayda, nel sud del paese.

Secondo le testimonianze, ciascuna persona arruolata riceve un compenso mensile di mille dollari statunitensi: 200 di questi sono inviati al "civile" che si reca in Libia, e gli 800 restanti offerti ai suoi familiari rimasti in Siria. Nel contesto della grave crisi economica e dell'impennata dei prezzi causata dalla rapida svalutazione della lira locale, questo compenso è molto alto: la paga per un militare governativo siriano di medio rango non va oltre i 50 dollari al mese.

Nei giorni scorsi il governo siriano ha stabilito formali rapporti diplomatici con il governo libico che fa capo a Haftar. Il suo ministro degli esteri si è recato a Damasco per una visita ufficiale.

E mentre a Homs e Damasco le fonti affermano che il reclutamento è indirizzato a "civili "aspiranti miliziani", con incarichi "logistici", nella città meridionale di Suwayda è in corso una "corsa" per essere "iscritti nelle liste di reclutamento" di miliziani pronti a combattere in Libia. A Suwayda non sono solo le autorità russe a occuparsi del reclutamento ma anche gli Hezbollah libanesi filo-iraniani, e il Partito nazional-sociale siriano, formazione filo-governativa basata a Damasco e a Beirut.

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