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La Svizzera allenta sanzioni contro la Birmania

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 aprile 2012 - 09:33
(Keystone-ATS)

In risposta ai progressi registrati negli ultimi mesi in Myanmar (Birmania) in materia di diritti umani e democratizzazione, il Consiglio federale ha deciso di allentare le sanzioni contro il Paese del Sud-est asiatico.

Da alcuni mesi, sotto la presidenza di Thein Sein, è in corso un processo di democratizzazione, rileva oggi il Governo in un comunicato. Lo scorso 1. aprile in occasione delle elezioni suppletive per l'assegnazione di 45 seggi in Parlamento, il partito del premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi, ha conquistato 43 seggi; Berna reputa le elezioni suppletive "un passo importante sulla via della democratizzazione".

Anche altri Stati occidentali hanno espresso la medesima intenzione di allentare le loro politiche sanzionatorie; nei giorni scorsi i ministri degli esteri dell'UE hanno annunciato la sospensione delle sanzioni, fatta eccezione per l'embargo sul materiale d'armamento.

La Svizzera aveva decretato sanzioni contro il Myanmar nel 2000, a fronte delle gravi violazioni dei diritti umani nel Paese. Le misure coercitive, fortemente improntate a quelle dell'UE, sono state regolarmente adattate e ad oggi comprendono: il divieto di fornire materiale d'armamento e beni che potrebbero essere utilizzati a scopo di repressione; restrizioni commerciali riguardanti legno, carbone, metalli e pietre preziose; sanzioni finanziarie nei confronti di persone fisiche e imprese, nonché il divieto d'ingresso e transito per determinate persone fisiche.

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