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Eric Olsen, CEO di Lafarge-Holcim

KEYSTONE/WALTER BIERI

(sda-ats)

Per il ministro francese dell'economia e delle finanze Michel Sapin, i responsabili di LafargeHolcim conniventi con il terrorismo dovrebbero essere condannati. Il colosso franco-elvetico del cemento è accusato di avere indirettamente finanziato gruppi armati in Siria.

"Qualsiasi finanziamento di questo tipo deve essere perseguito e i responsabili, chiunque essi siano, condannati", ha affermato il ministro sul canale televisivo CNews, dopo l'annuncio, ieri, delle dimissioni del CEO dell'azienda, Eric Olsen.

"Non è accettabile che si transiga con un movimento terroristico", ha proseguito Sapin, pur ammettendo che la situazione non è facile per un gruppo che opera in un mondo violento.

Al centro di un'indagine aperta lo scorso ottobre in Francia LafargeHolcim ha avviato un controllo interno, al termine della quale ha riconosciuto che sono state prese misure "inaccettabili" per permettere a uno stabilimento in Siria di poter continuare ad operare, in una situazione di guerra civile. Il gruppo ha ammesso che sono stati commessi errori di giudizio significativi. Olsen non ha però alcuna responsabilità, è stato precisato.

Al centro del caso figurano le attività nello stabilimento di Jalabiya, nel nord della Siria, diretto da una filiale locale di Lafarge, nel 2013 e 2014 (prima quindi della fusione con la svizzera Holcim, avvenuta nel 2015). Nel giugno scorso, il quotidiano Le Monde svelò possibili accordi tra Lafarge e i jihadisti dello Stato islamico (Isis) per fare in modo che quel cementificio potesse continuare a lavorare nonostante la guerra.

L'unità produttiva era stata acquistata da Lafarge nel 2007 e rimessa in servizio nel 2010 dopo tre anni di lavori costati circa 680 milioni di dollari, il più grande investimento straniero nel paese al di fuori del settore petrolifero. Nel 2011 cominciò la crisi in Siria.

SDA-ATS

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