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Lavoro nero: 1,1 milioni di occupati in Svizzera, professore

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 marzo 2012 - 16:36
(Keystone-ATS)

Il lavoro nero fa bene all'economia, o perlomeno non le fa male: lo sostiene Friedrich Schneider dell'università di Linz. Il professore austriaco ha cercato di determinare l'entità di questa attività illegale in Svizzera ed è giunto alla conclusione che 1,1 milioni di persone la svolgono, perlopiù a tempo parziale.

Gli occupati in nero a tempo pieno sono circa 450'000, sostiene Schneider, interpellato dalla rubrica economica "Eco" della televisione svizzerotedesca SF, in onda oggi (i dati sono anticipati dal sito web della tv). Per il resto sono lavori extra. Si tratta di stime, perché non ci sono cifre ufficiali.

Il lavoro nero crea un valore aggiunto supplementare, perché i salari incassati sono spesi per i due terzi in Svizzera e di questo lavoro illegale beneficia l'insieme dell'economia, argomenta il professore. Schneider ammette che c'è anche chi ci perde: lo Stato, per i mancati introiti fiscali e contributi sociali.

Secondo il professore il numero di chi lavora in nero è comunque diminuito in Svizzera dal 2003. Logico, afferma: quando l'economia va bene cala la richiesta di questo tipo di occupazione. Schneider ritiene che gli stranieri illegalmente residenti in Svizzera e occupati nel lavoro nero fossero circa 55'000 nel 1995, 90'000 nel 2003 e 69'000 oggi, in diminuzione dunque e solo una piccola percentuale sul numero totale.

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