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Le donne lavoreranno di più

Keystone/MICHAEL KUPFERSCHMIDT

(sda-ats)

Le donne andranno in pensione a 65 anni. Dopo gli Stati anche il Consiglio nazionale ha approvato - con 137 voti contro 57 - l'innalzamento di un anno della loro età pensionabile nell'ambito dell'esame del progetto Previdenza per la vecchiaia 2020.

Prevista pure una maggiore flessibilità dell'età di pensionamento - per tutti - tra 62 e 70 anni.

Aumentare l'età pensionabile a 65 anni è una misura di risparmio unilaterale a danno delle donne, malgrado queste siano già gravemente svantaggiate nel sistema pensionistico, soprattutto nel secondo pilastro, ha affermato Marina Carobbio Guscetti (PS/TI) lunedì quando erano iniziate le discussioni su questo punto.

"Le donne - ha proseguito la ticinese - hanno infatti mediamente delle rendite del 37% inferiori a quelle degli uomini, ciò che corrisponde a circa 20'000 franchi di differenza all'anno". Per la sinistra, insomma, la riforma non andrebbe fatta sulle spalle delle donne.

Il consigliere federale Alain Berset non ha nascosto il fatto che la parità salariale tra uomini e donne in Svizzera non esiste ancora. "Il governo - ha proseguito - si oppone tuttavia a qualsiasi collegamento diretto con la previdenza vecchiaia".

La questione degli stipendi è un problema che va risolto e l'esecutivo ha già fatto passi importanti su questo tema negli ultimi anni, ha precisato il ministro dell'intero. L'aumento dell'età pensionabile per le donne permetterà di sgravare l'AVS di 1,2 miliardi di franchi e nel contempo generare un aumento delle entrate pari a 110 milioni di franchi.

La relatrice della commissione Isabelle Moret (PLR/VD) ha poi aggiunto che la riforma non mira ad obbligare le donne a lavorare fino a 65 anni. "L'età legale è solo un punto di riferimento per il calcolo delle rendite e va quindi relativizzata".

Già oggi le donne non vanno in pensione a 64 anni, l'età effettiva è infatti di 62,5 anni (64,1 per gli uomini). Inoltre, se è vero che l'età di riferimento viene aumentata, quella minima per ricevere una rendita rimarrà invariata a 62, ha precisato Moret.

Il Nazionale, così come già deciso in precedenza dagli gli Stati, ha poi approvato una "flessibilizzazione" dell'età pensionabile. Uomini e donne potranno riscuotere anticipatamente a partire dai 62 anni tutta o parte della loro rendita oppure posticiparne la riscossione fino all'età di 70 anni.

"La flessibilità dell'età pensionabile è un vero progresso", ha sostenuto Regine Sauter (PLR/ZH). I lavoratori che lo vorranno potranno lavorare più a lungo, a tempo pieno o part-time. Chi smetterà prima dei 65 anni riceverà una rendita AVS amputata del 6,37% per ogni anno anticipato, contro l'attuale 6,8%.

I dibattiti proseguono

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SDA-ATS