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Lenti progressi nella transizione energetica

È ancora lenta la transizione energetica in Svizzera. KEYSTONE/CHRISTIAN BEUTLER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 26 luglio 2020 - 08:13
(Keystone-ATS)

La produzione di energia elettrica a partire da combustibili fossili e dal nucleare continua a rappresentare i due terzi dell'elettricità prodotta dai quattro maggiori fornitori di energia in Svizzera.

Un terzo è coperto da energie rinnovabili, principalmente dall'idroelettrico. Lo sostiene la Fondazione svizzera per l'energia (SES).

Nel breve studio "Strommix 2019" pubblicato oggi, la SES ha esaminato la produzione di elettricità dei quattro maggiori fornitori svizzeri di energia, ossia Axpo, Alpiq, BKW e Repower. Nell'analisi si tiene conto delle loro fonti di produzione in Svizzera e all'estero. In totale, le loro centrali elettriche hanno generato oltre 70'000 gigawattora di elettricità.

Rispetto alla media del mix elettrico svizzero nel 2019, con il 56,4% di energia idroelettrica e il 35,2% di energia nucleare, i quattro fornitori di energia elettrica hanno una quota di centrali fossili e nucleari superiore alla media, secondo lo studio del SES.

Il bilancio dei fornitori di corrente è quindi molto più dannoso per il clima e l'ambiente scrive la SES. La svolta energetica è ancora agli inizi presso i principali fornitori di energia elettrica svizzeri, sottolinea la SES.

Nel 2019, il 43,3% dell'elettricità prodotta dalle quattro aziende proveniva dal nucleare, il 27,7% dall'energia idroelettrica, il 21,5% dalle centrali a gas, il 4,3% dalle turbine eoliche e il 2,3% dalle centrali a carbone. La quota di energie rinnovabili è aumentata solo leggermente rispetto al 2018, ma è rimasta a un livello del 5,2%, giudicato molto basso.

Gas non è un'alternativa al carbone

Lo sviluppo delle energie rinnovabili è avvenuto soprattutto all'estero. Axpo è riuscita ad aumentare l'offerta soprattutto grazie all'acquisizione della società francese di fotovoltaico Urbasolar. BKW si è dotata delle turbine eoliche norvegesi, mentre Alpiq ha investito in impianti fotovoltaici italiani.

La produzione di energia elettrica a carbone è diminuita, ma è stata compensata da un aumento della produzione di energia elettrica da gas. Questo cambiamento contribuisce poco all'obiettivo climatico di zero emissioni nette di gas serra, scrivono gli autori dello studio.

Il gas può essere dannoso per il clima come il carbone e il petrolio a causa delle crescenti emissioni di metano, sottolinea la SES.

"L'unica misura a favore del clima è il deciso sviluppo delle energie rinnovabili", afferma Florian Brunner della SES citato nel comunicato annesso allo studio. Se la Svizzera vuole raggiungere gli obiettivi degli accordi di Parigi per il 2050, devono essere create le condizioni per tale sviluppo, conclude lo studio. Uno dei problemi è la mancanza di sicurezza degli investimenti in questo ambito.

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