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Lesotho: premier Thabane oggi a processo per uccisione prima moglie

Il primo ministro del Lesotho, Thomas Thabane, compare oggi alla Corte dei magistrati di Maseru "per far fronte a un'accusa di omicidio in relazione all'uccisione di Lipolelo Thabane", sua prima moglie. KEYSTONE/EPA/STAN HONDA/POOL sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 21 febbraio 2020 - 15:30
(Keystone-ATS)

Il primo ministro del Lesotho, Thomas Thabane, compare oggi alla Corte dei magistrati di Maseru "per far fronte a un'accusa di omicidio in relazione all'uccisione di Lipolelo Thabane", sua prima moglie.

Thabane, 80 anni, ha annunciato alla radio le sue dimissioni alla fine di luglio, ma ha scelto di non menzionare il processo per omicidio, parlando invece di motivi legati all'età.

"Ho servito diligentemente il mio Paese, ho lavorato per un Lesotho pacifico e stabile. Oggi ... alla mia età, ho perso la maggior parte delle mie energie ... dunque mi ritiro ufficialmente come primo ministro con effetto dalla fine di luglio", ha detto Thabane.

Le dimissioni del premier arrivano pochi giorni dopo l'invito a questo passo da parte del consiglio esecutivo del suo partito, che ha fatto eco a quanto già chiesto dall'opposizione.

L'ex first lady Lipolelo è stata uccisa a 58 anni con colpi di arma da fuoco nel giugno 2017 vicino a casa sua nella capitale, Maseru, due giorni prima che Thomas Thabane si insediasse come premier.

L'attuale moglie del primo ministro, Maesaiah Thabane, è stata arrestata questo mese e accusata di aver ordinato l'omicidio. Sia lei che il premier, sposatisi due mesi dopo l'uccisione di Lipolelo, hanno negato qualsiasi coinvolgimento nella sua morte.

La polizia del Lesotho afferma che la quarantaduenne Maesaiah ha assunto sicari per uccidere Lipolelo, ma non era presente alla sparatoria.

Lipolelo e il premier stavano affrontando un divorzio che si protraeva tra varie asprezze. Uno sconosciuto aggressore l'ha uccisa nella sua auto e l'amica che era con lei nel veicolo, Thato Sibolla, è riuscita a scappare riportando ferite di arma da fuoco e fuggendo poi nel vicino Sudafrica, preoccupata per la propria sicurezza in qualità di testimone chiave del processo.

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