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BEIRUT - Il presidente siriano Bashar al-Assad a colloquio a Beirut con il presidente sciita del parlamento libanese Nabih Berri, alleato storico della Siria; sempre a Beirut, il re saudita Abdullah ben Abdelaziz a colloquio con il premier sunnita libanese Saad Hariri, protetto della monarchia del Golfo. Due immagini che sintetizzano al meglio come Damasco e Riad, ritrovati amici all'ombra dei Cedri, percepiscano la "sovranità" e la stabilità del Libano.
Assad e Abdallah erano arrivati all'ora di pranzo a Beirut, attesi all'aeroporto internazionale dalle tre più alte cariche dello stato libanese: il presidente maronita Michel Suleiman, Berri e Hariri, figlio ed erede politico del defunto ex premier Rafik ucciso nel 2005 in un attentato che per anni è stato attribuito proprio al regime di Damasco.
La Siria, stretta alleata dell'Iran e sostenitrice delle istanze anti-israeliane di Hezbollah, ha sempre negato ogni coinvolgimento nel crimine e, dopo l'ostracismo a cui è stata sottoposta da George W. Bush e da Jacques Chirac, è gradualmente tornata a svolgere un ruolo da coprotagonista negli equilibri regionali.

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SDA-ATS