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Decine di donne siriane, fuggite dalla guerra nel loro Paese e ridotte in schiavitù in Libano ad opera di una banda di sfruttatori che le costringevano a prostituirsi, sono state salvate dalla polizia di Beirut.

Le vittime, secondo quanto riferisce la stampa locale, erano rinchiuse in un bordello a Junieh, località costiera a nord della capitale. Secondo diverse testimonianze, erano tenute sequestrate ed erano sottoposte anche a torture se rifiutavano di prostituirsi. Tutto il denaro pagato dai clienti veniva preso dagli sfruttatori.

Almeno 75 sono le donne che sono finite in questo inferno, dopo che erano state fatte arrivare in Libano con la promessa che avrebbero trovato lavoro, spesso come cameriere. Ventitré persone sono state incriminate con l'accusa di aver fatto parte della banda di criminali o comunque di aver collaborato al sequestro e allo sfruttamento delle donne. Tra questi anche un medico accusato di aver praticato aborti sulle vittime che rimanevano incinte in seguito a rapporti sessuali non protetti. L'aborto in Libano è illegale.

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SDA-ATS