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L'idea era quella di stabilire - probabilmente in anteprima assoluta - un contatto diretto tra il fronte ribelle libico e Downing Street. Il piano si è però ritorto contro il governo britannico, che si è ritrovato a dover gestire un'alquanto imbarazzante crisi-ostaggi.

Il team diplomatico, così come il commando di forze speciali inviato per proteggerlo, dopo essere stato intercettato da una pattuglia libica è infatti finito in stato di arresto presso una base militare controllata dai rivoltosi. A quel punto sono partiti i negoziati per risolvere l'impasse. Risultato: i britannici sono stati liberati in serata e caricati a bordo della fregata HMS Cumberland. E l'operazione è diventata di dominio pubblico.

"Posso confermare - ha detto il ministro degli Esteri William Hague - che un nostro team si è recato in Libia per avviare i contatti con l'opposizione, ma sono incappati in difficoltà, ora risolte in modo soddisfacente. Il personale ha lasciato il Paese". "Intendiamo, di concerto con i membri dell'opposizione, inviare un altro team per rinforzare il dialogo", ha concluso Hague.

Il metodo scelto dal governo guidato da David Cameron per stabilire un ponte con i rivoltosi di Bengasi appare però alquanto bizzarro. "Sino a qualche giorno fa - ha spiegato Jon Leyne, inviato della BBC - nel porto della città vi era attraccata una nave da guerra della Royal Navy: se qualcuno avesse voluto entrare in contatto con le autorità locali avrebbe potuto semplicemente scendere sul molo e fermare un taxi. Ma per qualche ragione si è scelta un'opzione alla James Bond". Ovvero spedire nel cuore della notte di venerdì un elicottero.

Secondo quanto ricostruito dai giornalisti dell'emittente britannica, infatti, sei uomini vestiti di nero - le forze speciali SAS - sarebbero stati ricevuti a terra da altre due persone - agenti dell'MI6, stando alle fonti del Guardian. Il gruppo si sarebbe quindi diretto verso gli uffici di una società agricola. E lì è stato fermato da una pattuglia libica. "Secondo alcuni testimoni - prosegue la BBC - nei borsoni sono state trovate armi, munizioni, esplosivi, mappe e passaporti di almeno quattro nazionalità. A quel punto gli otto uomini sono stati arrestati".

"Gli uomini trasportavano attrezzature per lo spionaggio e la ricognizione. Questo non è il modo di presentarsi in una nazione in piena rivoluzione", ha confidato al Guardian un membro del comitato di ribellione libico. "Gheddafi sta facendo entrare nel paese migliaia di mercenari per ucciderci, la maggior parte di loro ha passaporti stranieri: come facciamo a sapere chi sono queste persone?". Missione fallita: "Ci siamo rifiutati di parlare con loro per via del modo in cui sono entrati nel Paese", ha sottolineato un portavoce del Consiglio nazionale libico.

In realtà, se si vuole dar credito alla ricostruzione effettuata dal Sunday Times, primo media britannico ad aver dato notizia degli arresti, all'origine della discordia ci sarebbe il fatto che i capi della rivolta avrebbero chiesto un riconoscimento "ufficiale" da parte di David Cameron come condizione per aprire il dialogo.

Ad ogni modo, oltre al danno per il governo britannico s'è aggiunta anche la beffa. La tv di stato libica ha infatti mandato in onda una presunta intercettazione telefonica, avvenuta tra ieri e oggi, tra un portavoce del Consiglio Nazionale dell'opposizione e l'ambasciatore britannico in Libia, Richard Northern, che ha lasciato il Paese nei giorni scorsi. Northern durante la conversazione usa il termine "fraintendimento". Sia come sia, la tv di stato libica non ha perso l'occasione per accusare la Gran Bretagna di voler interferire negli affari interni del paese.

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SDA-ATS