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L'accordo politico per un governo di unità nazionale in Libia c'è ma senza Tripoli: è il primo, parziale risultato degli sforzi dell'inviato dell'Onu per la Libia Bernardino Leon.

A Skhirat, in Marocco, ha convinto i rappresentanti di Tobruk, Zintan, Misurata e delle fazioni indipendenti a firmare la sua quinta bozza d'intesa.

Un accordo per "lavorare alla creazione di un governo di unità nazionale in Libia che si metterà subito al servizio delle speranze e delle aspirazioni del popolo libico", si legge nella dichiarazione finale dei colloqui.

Il Congresso nazionale Generale (Gnc), il Parlamento di Tripoli, aveva deciso ieri di non partecipare ai negoziati definendo il piano di pace "un tradimento che mira a creare un regime dittatoriale fascista sotto gli auspici dell'Onu".

Ma non è ancora detta l'ultima parola. Il Gnc voterà domenica sulla bozza e il risultato potrebbe anche non essere del tutto scontato.

Due giorni fa il Consiglio di Sicurezza dell'Onu aveva adottato all'unanimità una risoluzione nella quale si ribadiva che "non vi può essere una soluzione militare alla crisi nel Paese nordafricano e che l'impegno per un governo di unità nazionale è nell'interesse del popolo libico e per il suo futuro, al fine di porre fine alla crisi e affrontare la minaccia crescente del terrorismo".

Difficile pensare che all'Onu si creda sul serio a una stabilizzazione del Paese. Il vero valore aggiunto di un governo di unità nazionale, per la comunità internazionale, sarebbe la presenza di un interlocutore unico che faccia da sponda per gestire i fronti della sicurezza e dell'immigrazione. E per questo il sì o il no di Tripoli fa la differenza.

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SDA-ATS