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Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha interrotto sino a nuovo avviso le sue attività in Libia dopo che ieri un rappresentante svizzero è stato ucciso da uomini armati mentre effettuava una missione a Sirte. Le indagini sul caso sono tuttora in corso.

"Nonostante l'interruzione temporanea delle attività, non abbiamo l'intenzione di abbandonare il Paese", ha spiegato oggi a Ginevra il portavoce del CICR David-Pierre Marquet.

Il Comitato internazionale della Croce Rossa impiega in Libia 30 collaboratori internazionali nonché 150 dipendenti locali. Secondo il portavoce la regione di Misurata, nella quale lavorava il 42enne di nazionalità svizzera ucciso ieri, è una delle più tranquille del Paese africano.

La vittima, capo di una sottodelegazione del CICR, è stato attaccato da uomini armati mentre usciva da una riunione con due colleghi. È poi morto all'ospedale di Sirte, mentre i suoi colleghi sono rimasti illesi ma in stato di shock. "Sono caduti in un'imboscata mentre si dirigevano verso la loro auto che non aveva segni distintivi del CICR secondo il modus operandi che seguiamo in Libia", ha ribadito il portavoce.

"Non v'erano indizi di nessun tipo che lasciavano presagire questo attentato", ha aggiunto, precisando di non sapere neppure se il CICR fosse l'obiettivo dell'attacco, "visto che non abbiamo ricevuto alcuna minaccia in tal senso, in particolare in questa regione del Paese".

"Stiamo considerando ogni ipotesi. Abbiamo istituito uno stato maggiore di crisi e le indagini sono in corso in collaborazione con le autorità libiche", ha proseguito il portavoce del CICR.

La vittima lavorava per il CICR da sette anni, dapprima in Iraq, poi in Sudan, nello Yemen e a Gaza, e da marzo era capo della missione a Misurata.

I locali del CICR, che è presente in Libia in modo stabile dal 2011, erano stati presi di mira da attacchi sferrati nel 2012 a Misurata e a Bengasi, ma in quelle occasioni non vi erano state vittime.

SDA-ATS