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Libia: esplosione a ministero Bengasi, sempre più tensione

Tensione sempre più alta in Libia dopo l'esplosione di questa mattina a Bengasi, causata da un'autobomba che ha distrutto una buona parte di un edificio del ministero degli Esteri. L'attacco avviene proprio nel giorno dell'anniversario dell'assalto al consolato americano di Bengasi del 2012, in cui trovarono la morte l'ambasciatore Chris Stevens e altri tre membri del personale dell'ambasciata americana.

L'esplosione di oggi avrebbe leggermente ferito due impiegati del ministero e una guardia di sicurezza di turno alla Banca Centrale libica, il cui edificio è stato anche gravemente danneggiato. "La deflagrazione è avvenuta intorno alle 6 del mattino, ma se l'autobomba fosse esplosa un'ora più tardi sarebbe stata una tragedia anche perché la strada in cui si trova l'edificio è solitamente molto trafficata", racconta un abitante della zona.

Ma l'edificio ministeriale di Bengasi, che ai tempi del re Idris era la sede del consolato statunitense chiuso con l'avvento al potere di Gheddafi, non era l'unico obbiettivo di oggi: un'altra bomba sarebbe stata trovata, e in seguito disinnescata, anche nei pressi del ministero degli Esteri della capitale Tripoli. Secondo alcuni si tratterebbe di un messaggio ai diplomatici in Libia mentre per il premier Ali Zeidan, intervenuto oggi in conferenza stampa, costituisce una sfida alla libertà e alla democrazia, ideali della rivoluzione del 17 febbraio.

Intanto un messaggio pubblicato in rete in vista dell'11 settembre da un gruppo che si fa chiamare l'Emirato Islamico di Bengasi, recitava: "Con l'avvicinarsi del giorno globale degli orrori per gli infedeli e gli apostati ci sarà un attentato".

L'organizzazione aveva inoltre aggiunto una foto di un missile chiedendo ai lettori di scegliere uno tra tre obbiettivi da colpire: l'Ambasciata americana, il Congresso Generale Libico o la base militare delle forze speciali Thunderbolt a Bengasi. Il gruppo, guidato da un ex detenuto di Guantanamo e con base a Derna, roccaforte dei gruppi jihadisti, non ha però rivendicato l'esplosione odierna di Bengasi.

Sempre ieri gli americani avevano già fatto scattare l'allerta spostando un contingente di circa 250 marine dalla base di Moron in Spagna a Sigonella in Sicilia per rafforzare la sicurezza in Libia. La loro missione è quella di intervenire nell'arco di 3 o 4 ore in caso di minacce contro il personale diplomatico e gli americani presenti.

L'attacco di oggi rappresenta l'ennesimo episodio di violenza in un Paese in cui rimangono all'ordine del giorno gli omicidi politici e gli scontri tra fazioni rivali armate fino al collo che il governo non riesce a tenere sotto controllo.

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