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La sanguinosa repressione della rivolta in Libia finora potrebbe aver provocato 10'000 morti e 50'000 i feriti. Il bilancio è segnalato a Parigi dal componente libico della Corte penale internazionale. Intanto, secondo le due TV arabe Al Jazira e Al Arabiya, le truppe fedeli a Gheddafi stanno prendendo posizione intorno a Tripoli, dispiegando anche carri armati, per cercare di imporre un blocco che tenga lontane dalla capitale le forze ostili al colonnello.

Mentre da Tripoli giungono anche agghiaccianti immagini di decine di fosse comuni, ad est, nella Cirenaica che ha acceso la miccia della protesta, sventola la bandiera dell'era pre-Gheddafi, quella della monarchia, invece del drappo verde della rivoluzione del colonnello, e vengono attaccati i simboli del regime. È la Libia divisa in due: Bengasi, Derna, fino a Tobruk quasi al confine con l'Egitto. Sono le città orientali "liberate" dai rivoltosi, secondo numerose testimonianze che danno la Cirenaica in gran parte ormai in mano ai manifestanti.

Il regima resiste disperatamente. Lo fa con la propaganda: "Al Qaida ha costituito un emirato islamico in Libia, a Derna", ha affermato il viceministro libico degli Esteri, Khaled Kaim. Lo fa con la battaglia ininterrotta e violenta: un medico francese appena rientrato da Bengasi ha parlato di "oltre 2000 morti" nella seconda città del Paese. E lo fa con gli ordini di distruzione: Muammar Gheddafi avrebbe dato l'ordine di bombardare anche i pozzi di petrolio, ma un pilota si è rifiutato di eseguirlo. Come altri due che, dopo essersi rifiutati di aprire il fuoco su Bengasi, hanno abbandonato il loro aereo lanciandosi con i paracadute. Poi ancora le minacce, questa volta contro i giornalisti: quelli che entrano illegalmente nel Paese saranno considerati come "collaboratori di Al Qaida" e "come dei fuorilegge", ha detto ancora il viceministro agli Esteri Kaim.

Intanto da Tobruk, dove già ieri soldati erano passati dalla parte di rivoltosi e segnalavano che tutto l'est non era più sotto il controllo di Muammar Gheddafi, oggi arrivano immagini di giubilo di gente che festeggia con cartelli e bandiere la "liberazione" della città dalle forze governative. Le bandiere sono quelle libiche e sui cartelli c'è scritto in inglese "Free Libya".

Del colonnello nessuna traccia, all'indomani del suo furibondo e disperato discorso in cui, per oltre un'ora ha condannato e minacciato. Ha promesso una lotta senza confine e garantito che non se ne andrà e lotterà fino all'ultima goccia di sangue.

Circolano invece le prime voci sulla possibile fuga di membri della sua famiglia. È stata segnalata la presenza di Aisha Gheddafi, l'unica e amata figlia del rais, su un volo che oggi ha chiesto di atterrare a Malta ma che è stato poi respinto. Così come anche il Libano ha negato l'autorizzazione per l'atterraggio a Beirut di un aereo privato a bordo del quale era stata segnalata la presenza della moglie di origine libanese di Hannibal Gheddafi, uno dei figli del leader libico Muammar Gheddafi, e altri suoi familiari.

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SDA-ATS