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Nessuno stallo in Libia, i "negoziati proseguono": toni rassicuranti ma decisi dall'inviato speciale dell'ONU Bernardino Leon a due giorni dalla concitata riunione del Parlamento di Tobruk, riconosciuto a livello internazionale.

Bernardino Leon non si arrende, e chiede una "soluzione politica alla crisi", "unica possibilità", mentre la comunità internazionale spinge per convincere le fazioni rivali ad accettare il piano superando le divergenze.

La maggioranza dei parlamentari di Tobruk "non ha respinto l'accordo" sul nuovo governo, e le dichiarazioni contrarie "hanno creato confusione", ha affermato Leon oggi a Tunisi, sostenendo che il dialogo per arrivare a un governo di unità nazionale "continua" e verranno "prese in considerazione" le proposte arrivate dalle parti libiche. La "minoranza" che vuole lo scontro non terrà il processo politico libico "in ostaggio", ha tuonato. Questo "è del popolo libico" e non dell'Onu che lo sta solo facilitando, ha aggiunto.

"Avremo altri incontri con le parti libiche - dalle quali arriva un sostegno senza precedenti all'accordo - nei prossimi giorni. È fondamentale che il nuovo governo si insedi presto a Tripoli", ha proseguito, assicurando che sarà dato "maggior peso alla rappresentanza di Bengasi", ma "ci deve essere il consenso di tutti".

Nessuna reazione o commento è giunta nell'immediato dalla Libia. Ore prima il Consiglio dei capi delle tribù e dei saggi della regione ovest del Paese aveva puntato il dito contro Tripoli e Tobruk ritenendoli responsabili dello stallo negoziale e avevano chiesto di tenere un referendum per decidere se mantenere i governi delle due città rivali o sostituirli con un nuovo regime politico. Le tribù avevano fatto un appello a superare le divergenze e a riprendere i negoziati organizzando un dialogo interlibico, e proponendo all'Onu di sostenere questa opzione.

Intanto, mentre il Comando generale delle forze armate libiche ha messo in guardia le autorità aeroportuali di Labraq e Tobruk sulla possibile infiltrazione a est della Libia di combattenti del Fronte al Nusra (la branca siriana di Al Qaida), il governo di Tobruk ha condannato la recrudescenza dei crimini compiuti dall'Isis a Sirte e a Derna, lamentando "l'indifferenza internazionale ed il mutismo delle associazioni dei diritti umani". "Ciò che accade in Libia è un pericolo non solo per i libici ma anche per i Paesi vicini e avrà ripercussioni pericolose sulla pace e sulla sicurezza internazionale".

Da Londra Philip Hammond, si è detto "deluso" che non si sia ancora giunti ad un accordo. Per il ministro degli Esteri britannico si devono creare i presupposti per permettere ad un esecutivo di "collaborare con la comunità internazionale nel contrasto alla minaccia terrorista ed estremista" e portare pace e stabilità nel Paese. Il capo del Foreign Office ha poi ribadito il suo sostegno al dialogo e al piano di Leon. E domani a Roma le Commissioni riunite Affari esteri e Difesa terranno l'audizione del ministro italiano degli Esteri Paolo Gentiloni, sugli sviluppi del dialogo politico intra-libico.

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SDA-ATS