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BRUXELLES - I ministri dell'interno dell'Unione europea, riuniti oggi a Bruxelles, esprimono solidarietà alla Svizzera nella disputa bilaterale con la Libia, ma non mancano i toni critici, in particolare da parte dell'Italia, che accusa Berna di aver fatto un uso improprio del trattato di Schengen.
Al vertice ha preso parte in modo informale la consigliera federale Eveline Widmer Schlumpf, che ha spiegato ai suoi colleghi europei come la Svizzera continui a puntare su una soluzione diplomatica della crisi, con la mediazione della presidenza spagnola dell'UE e di altri stati membri.
"Nei nostri confronti non sono state formulate rivendicazioni", ha detto la ministra di giustizia e polizia al termine dei colloqui. Per una volta non si è discusso di modalità di applicazione di Schengen. Molti paesi aderenti al trattato hanno anzi rinnovato la loro solidarietà alla Svizzera. "Siamo membri dello Spazio di Schengen e come ogni altro membro abbiamo il diritto di applicarne le disposizioni", ha notato Eveline Widmer-Schlumpf.
Il ministro spagnolo Alfredo Perez Rubalcaba ha spiegato che la questione relativa all'interpretazione e all'applicazione delle normative di Schengen verrà affrontata ulteriormente. Nelle discussioni odierne, infatti, si è cercato soprattutto di mettere a punto soluzioni. Non sono comunque state decise misure concrete.
Ricapitolando l'esito dell'incontro, Rubalcaba ha citato tre punti essenziali: gli stati Schengen sostengono la Svizzera; Berna e Tripoli devono intensificare le relazioni diplomatiche; la Commissione europea, dal canto suo, farà nuovi sforzi per giungere a un accomodamento.
Allarmato per quello che ha definito un "uso improprio" di Schengen, si è intanto detto il ministro dell'interno italiano Roberto Maroni. Dopo la decisione di Berna di stilare una lista di 186 personalità libiche indesiderate, tra cui lo stesso Muammar Gheddafi, Maroni ha affermato di aver espresso a Bruxelles "la forte perplessità del governo italiano per l'utilizzo di uno strumento di sicurezza internazionale per affrontare questioni bilaterali". "Un Paese non può usare Schengen per risolvere questioni che lo oppongono a un altro Paese".
Maroni ha spiegato che il timore è che l'azione svizzera "possa portare la Libia ad allentare i controlli alle frontiere nell'immigrazione clandestina". In generale, ha aggiunto, "se si utilizza uno strumento di collaborazione internazionale per forzare nelle questioni bilaterali, sarà la fine di Schengen, questo deve essere molto chiaro". "Se viene meno il principio di solidarietà e fiducia, viene meno il principio stesso di Schengen".
Le argomentazioni dell'Italia hanno avuto il sostegno solo di Malta, anch'esso uno stato dell'UE che funge da porta d'entrata dell'immigrazione clandestina che parte dalle coste libiche e tunisine.

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SDA-ATS