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Un accordo dell'ultimo minuto per salvare Gheddafi.

Fu Tony Blair uno degli ultimi vecchi 'amici' a tentare di dare una mano al colonnello di Tripoli nel 2011, quando ormai la guerra civile in Libia (e i massicci bombardamenti franco-britannici) si apprestavano a segnarne sanguinosamente il destino.

La rivelazione, a prenderla per buona, spunta da un libro, una biografia dell'attuale primo ministro conservatore David Cameron, firmata da sir Anthony Seldon. E secondo il Times rischia di scatenare ora una nuova bufera politica su Blair, già sotto inchiesta in patria per il ruolo svolto nella guerra in Iraq - al fianco di George W. Bush - da inquilino di Downing street.

In base alle fonti confidatesi con Seldon, in quel 2011 Cameron fu contattato telefonicamente di persona dal suo predecessore laburista mentre infuriava la 'campagna di Libia' destinata a portare alla caduta e al brutale linciaggio del dittatore in fuga. Blair, stando a questa ricostruzione, era stato agganciato "da uno stretto collaboratore di Gheddafi" che voleva "arrivare a un accordo". Accordo che avrebbe dovuto preludere a un'uscita di scena del rais e di cui Blair si ergeva di fatto a garante, un po' come nel 2004: quando da premier in carica era stato in prima fila nel ricucire i rapporti fra la Libia e l'Occidente, ottenendo da Gheddafi la rinuncia a tutti i programmi militari nucleari e alle armi di distruzione di massa in cambio di investimenti nel Paese nord-africano.

Ma anche del controverso rilascio di Abdul Baset Ali al-Megrahi, detenuto all'epoca in Scozia come uno dei responsabili dell'attentato contro l'aereo passeggeri esploso nei cieli di Lockerbie nel 1988. Cameron, tuttavia, rifiutò alla fine ogni tipo di mediazione. Non se la sentì, argomenta Seldon, di sottoscrivere "una qualsiasi iniziativa che potesse essere vista come una forma di soccorso al leader libico".

La presunta rivelazione, che l'entourage di Tony Blair si è rifiutato di commentare, viene in ogni caso cavalcata oggi dal Times di Rupert Murdoch con toni scandalizzati. Il giornale dà voce a Daniel Kawczynski, 'falco' del Partito conservatore in seno alla commissione Esteri della Camera dei Comuni (già impegnata in un'inchiesta sull'intervento militare in Libia) che bolla come "irresponsabile" e "sordido" il tentativo attribuito a Blair. Più prudente il compagno di partito Nadhim Zahawi, che si limita a invocare un'audizione dell'ex premier laburista per "capire meglio cosa sia successo" in quel frangente.

Sir Vincent Fean, ambasciatore di Sua Maestà a Tripoli fra il 2006 e il 2010, si mostra da parte sua scettico: "Non credo - commenta - che (Muammar Gheddafi) abbia mai voluto mercanteggiare un dignitoso ritiro". Il libro di Seldon - non privo di opinioni ed episodi imbarazzanti su Cameron, a cominciare dalle sue "esitazioni" sui piani d'intervento in Siria dopo l'esperienza della Libia - apre del resto anche altri squarci inediti sui raid del 2011, particolarmente interessanti con il senno di poi.

Svela fra l'altro uno scontro al riguardo fra lo stesso Cameron e l'allora capo dei servizi d'intelligence dell'MI6, sir John Sawers, convinto che quelle bombe - al netto delle "ragioni umanitarie" sbandierate ancora una volta dalle cancellerie occidentali - non avrebbero dovuto essere mai sganciate: perché estranee a un qualunque "interesse nazionale" della Gran Bretagna.

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SDA-ATS