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Libia: rapporto Onu; ribelli colpevoli crimini guerri

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 marzo 2012 - 21:42
(Keystone-ATS)

I ribelli che nel 2011 hanno combattuto contro le forze di Muammar Gheddafi hanno compiuto crimini di guerra e continuano a compiere rappresaglie contro i presunti sostenitori del rais sconfitto e ucciso e contro le minoranze. Lo denuncia un rapporto dell'Onu, il secondo sulla Libia, che l'Afp riferisce di aver consultato.

In particolare, la Commissione internazionale d'inchiesta delle Nazioni Unite sulla Libia continua a riferire di crimini compiuti dalle forze pro-Gheddafi, ma sottolinea che i combattenti rivoluzionari hanno adottato molto velocemente le stesse tattiche e continuano a farne uso in modo indiscriminato. "Violazioni dei diritti umani continuano in un clima di totale impunità ", si legge nel rapporto Onu che cita esecuzioni sommarie, stupri, arresti arbitrari, torture, sequestri e saccheggi.

In particolare, la Commissione internazionale delle Nazioni Unite riferisce che le brigate ribelli si sono scatenate senza alcuna pietà contro i civili soprattutto contro le località-roccaforte di Gheddafi come Sirte, città natale del rais dove il colonnello è stato catturato e linciato lo scorso ottobre. Qui, si legge nel rapporto, "le dimensioni delle distruzioni e il tipo di armi usate testimoniano che gli attacchi sono stati indiscriminati" e che decine di soldati fedeli al Colonnello sono stati giustiziati dopo essere stati fatti prigionieri. Anche dopo la fine ufficiale della guerra, le devastazioni e i crimini da parte dei vincitori sono continuati.

La Commissione riporta anche che almeno 8.000 persone sono attualmente detenute nelle prigioni libiche senza alcuna possibilità di tutela. E che nel mirino degli ex ribelli continuano a esserci troppo spesso persone di colore, anche donne e bambini, che non sono riuscite a lasciare la Libia.

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