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Gheddafi nella notte ricompare a Tripoli: parla e si fa riprendere dalla tv per smentire le voci di una sua fuga in Venezuela. La situazione stamani rimane incerta: alcune fonti parlano di calma, altre di nuovi raid di aerei e mercenari.

La rivolta fa aumentare il prezzo del petrolio, indebolisce euro e borse e rischia di bloccare le forniture di gas. L'opposizione minaccia anche di chiudere il gasdotto verso l'Italia. Roma si appresta ad evacuare per via aerea gli italiani e ha fatto salpare una nave militare. Oggi riunioni straordinarie sulla Libia di Consiglio di Sicurezza dell'ONU e Lega araba. Le Nazioni Unite chiedono un'inchiesta internazionale sulle violenze.

"Sono a Tripoli, non in Venezuela", ha detto Gheddafi nella notte alla tv libica, mentre saliva su un fuoristrada sotto la pioggia, l'ombrello in mano. Appena 22 secondi di apparizione, la prima da quando è scoppiata la rivolta. "Vado ad incontrare i giovani nella piazza Verde - ha detto -. È giusto che vada per dimostrare che sono a Tripoli e non in Venezuela: non credete a quelle televisioni che dipendono da cani randagi".

Con le frontiere chiuse ai giornalisti, la situazione interna alla Libia resta un rebus. Al Jazira parla di nuovi raid aerei e di mercenari africani stamani a Tripoli, mentre secondo la BBC nella capitale la situazione è tranquilla, dopo una notte di scontri e bombardamenti. Il gruppo di opposizione "17 febbraio" dice che manifestanti stanno confluendo sulla Piazza verde della capitale.

La TV panaraba al Arabiya, citando fonti della Corte penale internazionale, afferma che in Libia circa 600 persone sono morte negli ultimi cinque giorni di disordini e che il tribunale con sede all'Aja "sta cercando prove per processare il presidente libico Muammar Gheddafi".

Quello che è certo è che a seguito della crisi libica il petrolio ha superato la soglia dei 100 dollari, l'euro è in calo sul dollaro e le borse europee sono in perdita. Esperti del settore energetico dicono che l'instabilità nel paese sta portando a un progressivo stop delle forniture di gas e il sottosegretario con delega all'Energia Stefano Saglia parla di situazione "molto complicata". Oppositori dell'ovest della Libia hanno minacciato di tagliare le forniture di gas all'Italia, come rappresaglia per "il silenzio che avete osservato sui massacro perpetrato da Gheddafi".

Oggi sono previste riunioni straordinarie della Lega araba e del Consiglio di sicurezza dell'Onu sulla crisi libica. L'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Navi Pillay ha chiesto una "inchiesta internazionale indipendente" sulle violenze in Libia e ha avvertito che "estesi e sistematici attacchi contro la popolazione civile potrebbero essere assimilati a crimini contro l'umanità".

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SDA-ATS