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Il premier designato Fayez Al Sarraj e l'inviato speciale dell'Onu per la Libia Martin Kobler stanno lavorando a un piano B per varare un governo di unità nazionale libico anche qualora il parlamento di Tobruk continuasse a negare la sua fiducia al nascente esecutivo.

Insomma stanno cercando di dare in ogni caso un interlocutore alla comunità internazionale che vuole essere "chiamata" ad intervenire in Libia contro l'Isis da un "governo" senza missioni indesiderate che assomiglierebbero ad un'invasione.

Questo è il quadro che si può delineare combinando le informazioni giunte sulla Libia nelle ultime settimane. Il più recente sviluppo è una visita che Sarraj e nove altri suoi ministri in pectore hanno compiuto tra ieri e oggi al Cairo, 'padrinò politico di Tobruk, ripartendo prima del previsto alla volta di Dubai, secondo fonti aeroportuali.

Non è chiaro quando il parlamento di Tobruk, quello riconosciuto internazionalmente, tornerà a riunirsi per votare la fiducia all'esecutivo 'snellò da 18 dicasteri presentato da Sarraj il 14 febbraio dopo una falsa partenza con una formazione 'monstrè da 32 ministri bocciata in precedenza. Dopo un'occasione perduta il 22 febbraio a causa di tensioni anche fisiche fra i deputati, Kobler mercoledì all'Onu ha in sostanza ammesso di non essere riuscito a convincere gli oppositori dell'accordo politico raggiunto il dicembre scorso, che peraltro si sono messi in mostra in un "dialogo libico-libico" chiaramente mirato a ritardare il varo dell'esecutivo.

In questo stallo, aggravato dalle scosse che la faglia Tripoli-Tobruk produce nello stesso Consiglio presidenziale guidato da Sarraj, il mediatore Onu ha chiesto almeno due volte con rilievo di "registrare" una dichiarazione di sostegno al governo firmata il 22 febbraio da una "maggioranza" di deputati di Tobruk (101, ma la reale volontà di una decina scarsa di loro è controversa). Si tratterebbe di "formalizzare" in tal modo l'avallo del parlamento ma, come strepitano vari media libici, sarebbe un "aggiramento" della maggioranza qualificata richiesta per l'approvazione.

Per andare avanti, questa sorta di piano-B prospettato da Kobler prevede la ripresa del "dialogo politico libico"" che portò all'accordo di dicembre: non altri negoziati ma un nuovo formato extraparlamentare per evitare che la Libia sia "ostaggio delle minoranze" le quali il diplomatico tedesco vede bloccare la riconciliazione anche a Tripoli, dove addirittura si sparano granate contro gli uffici dei filo-Sarraj.

Un riunione a Tunisi è prevista già per "la prossima settimana" come segnalato due giorni fa da un portavoce del Dipartimento di Stato americano ribadendo il sostegno di Washington a questo "sforzo" di Kobler di "riconvocare un dialogo politico libico a Tunisi" per "far andare avanti il processo" di soluzione della crisi libica. L'appoggio dei 101 deputati al governo era stato sottolineato, oltre che dagli Usa, anche dagli ambasciatori e inviati speciali di Ue, Francia, Germania, Italia, Spagna e Gran Bretagna.

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SDA-ATS