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Libia: testimone italiano, Bengasi è un inferno, tutto distrutto

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 febbraio 2011 - 15:48
(Keystone-ATS)

"Questa mattina sono andato in fuoristrada a Bengasi per cercare un pò di pane e la città è completamente fuori controllo. Tutti gli edifici governativi e istituzionali, anche una banca, sono stati incendiati, i rivoltosi hanno saccheggiato e distrutto tutto. Per strada non c'è nessuno, nemmeno la polizia". È la testimonianza di un italiano rimasto bloccato nei pressi della città libica, uno dei centri della rivolta anti Gheddafi, contattato telefonicamente dall'ANSA.

"Sono riuscito a tornare indietro, anche se hanno cercato di fermarmi ostruendo la strada con un sasso. Il problema è che non ci sono neppure più i posti di blocco, è il caos", spiega l'uomo, da quasi tre anni in Libia, che vuole mantenere l'anonimato per ragioni di sicurezza.

"Ora sono al sicuro perchè mi trovo all'interno di un campo di un influente amico libico, in montagna, a 35 chilometri da Bengasi, siamo una trentina, tre italiani - dice ancora - e abbiamo scorte per cinque o sei giorni".

La situazione è drammatica anche a Derna, 350 chilometri da Bengasi, dove l'impresa per la quale l'italiano lavora, ha un cantiere.

" Questa mattina i rivoltosi hanno attaccato il nostro campo, sono entrati, e hanno svaligiato tutto anche se non hanno fatto alcun male alle persone che lavorano lì e che ora stiamo cercando di evacuare", riferisce allarmato e preoccupato. Secondo l'uomo la responsabilità è degli "islamisti che stavano aspettando il momento giusto per attaccare il governo, e dopo quello che è successo in Tunisia e in Egitto si sono scatenati".

Ma non sarebbe il caso di tornare in Italia? "E come? - conclude - mi hanno detto che l'aeroporto di Bengasi è sotto il controllo dei rivoltosi, è chiuso, non parte nessun aereo".

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