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La Libia è sempre più nel caos e dalle sue coste continuano a salpare migliaia di disperati in fuga con conseguenze disastrose come l'ennesima tragedia che si è consumata oggi nel Mediterraneo.

Nonostante i tentativi mediati dall'Onu di arrivare ad un simulacro di unità nazionale, la guerra tra i due governi di Tobruk (riconosciuto dalla comunità internazionale) e Tripoli (sostenuto dalle milizie islamiste) non accenna a placarsi.

Oggi è stato il premier di Tobruk Abdullah Al Thani ad attaccare i rivali al potere nella capitale: "Il governo di Tripoli è illegittimo e i Fratelli musulmani libici sono responsabili del caos e della violenza sistematica che hanno portato al collasso delle istituzioni dello Stato". "Questo gruppo è fuorilegge e loro sono responsabili di quello che sta accadendo", ha tuonato. Parole durissime che sembrano allontanare le speranze di qualsiasi intesa tra le due città.

E mentre Tripoli e Tobruk se le suonano, a Bengasi - roccaforte della ribellione contro il Colonnello - ieri sera è andata in scena una manifestazione dei sostenitori dell'ex rais. Il raduno, ha riferito l'emittente Al Arabiya, non è durato molto perché i residenti hanno reagito lanciando sassi e sparando, senza causare vittime. I sostenitori del Colonnello hanno portato in piazza le foto di Gheddafi e hanno sventolato la bandiera verde dell'ex regime. I filo Gheddafi hanno poi chiesto la liberazione di Saif al Islam, figlio del dittatore, condannato a morte con l'accusa di aver commesso crimini durante la rivoluzione.

In tutto questo sono arrivate oggi anche le parole del generale Khalifa Haftar. "Cacceremo via l'Isis da Derna, Sirte e Ajdabiya", ha promesso il comandante generale delle forze armate libiche legate a Tobruk in un'intervista al giornale egiziano El Watan. Il capo dei militari ha poi precisato che le tribù e le forze armate "sono unite di fronte al nemico, al terrorismo sanguinario e alle milizie terroriste".

Anche Haftar ha poi attaccato Fajr Libya (la milizia islamista che ha imposto il governo parallelo a Tripoli) perché "diffonde menzogne destabilizzando il Paese e la sicurezza e seminando zizzania tra le tribù". Il generale ha aggiunto che a Bengasi "i terroristi hanno subito pesanti sconfitte" e che "prossimamente le forze armate invieranno una risposta dura alle milizie armate". La Libia "sarà ripulita dal terrorismo. Vinceremo noi".

Rassicurazioni però che stridono dopo il ritrovamento del cadavere del giudice Mohamed Salem el Namly rapito a fine luglio dai jihadisti a Sirte. Sul suo corpo, hanno riferito fonti libiche, c'erano evidenti segni di tortura.

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SDA-ATS