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NEW YORK - Libia e Svizzera devono parlarsi, per risolvere attraverso il dialogo diretto le loro dispute. Lo chiede il Dipartimento di Stato Usa, non senza precisare che l'ambasciata libica ha chiarito il significato esatto delle parole del presidente Muhammar Gheddafi, e cioè che non si riferiva alla lotta armata quando ha lanciato un appello alla guerra santa (Jihad) contro la Svizzera, ma soltanto ad un boicottaggio economico.
Con grande prudenza, pur senza risparmiarsi frecciate, Washington e Tripoli stanno facendo il possibile per mantenere intatte le (recenti) buone relazioni tra le due capitali. Ad un certo punto si era temuto che fossero tornati ad incresparsi i rapporti, dopo che Tripoli aveva minacciato "conseguenze negative" sugli interessi petroliferi americani nel paese.
Alla Libia, che ieri aveva convocato l'incaricato d'affari Usa per protestare contro le "ironie" di un portavoce del Dipartimento di Stato sul colonnello Gheddafi, gli Stati Uniti non hanno risposto direttamente, ma non si sono scusati, come è tornato a chiedere oggi, in una intervista alla Reuters, l'ambasciatore libico a Washington Ali Aujali.
La polemica con gli Stati Uniti ha origine venerdì scorso, quando Philip Crowley, il portavoce del Dipartimento di Stato, aveva commentato con una fragorosa risata l'appello alla 'Jihad' di Gheddafi contro "l'apostata e miscredente" Svizzera.

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SDA-ATS