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"È morto qualcuno" fece. "Ma non mi dire!". "Qualcuno di famoso". È il 5 agosto 1962. In una villetta di un sobborgo di Los Angeles viene ritrovato il corpo di una donna. Nuda, a faccia in giù sul letto, solo un lenzuolo a coprirle la schiena. Sembra vittima di se stessa: uccisa dalla depressione e da un potente cocktail di barbiturici. Sembra. Perché in realtà la situazione è più complessa di quanto possa apparire. La donna morta, è bionda, giovane, bella. E famosa, molto. Sia per i suoi meriti professionali, che per le sue vicende personali. È Marilyn. Marilyn Monroe.

Parte da qui, dalla morte della celebre diva americana di cui quest'anno ricorrono i 50 anni dalla scomparsa, il giallo di J.I. Baker (Il diario segreto di Marilyn, Rizzoli, pp. 326). Sul luogo del ritrovamento del corpo arriva il vice coroner della polizia di Los Angeles Ben Fitzgerald che capisce subito che di trovarsi di fronte a una faccenda complicata. E capisce che anche la più piccola incongruenza può nascondere verità insospettate. Con l'aiuto di un piccolo diario rosso in cui l'attrice annotava i suoi pensieri più intimi, Ben si addentra nella vita privata e nei guai di Marilyn e in un'indagine che via via diventa più pericolosa. Se Marilyn è stata fatta tacere perché sapeva troppo, anche Ben rischia la vita.

Riportandoci indietro nella Hollywood - nera, come nella migliore tradizione letteraria di Chandler e Ellroy - dei primi anni Sessanta, Baker ripercorre gli ultimi giorni della diva icona sexy di un'epoca, restituendo al lettore il ritratto di una donna complessa, fragile e bellissima, allegra e malinconica allo stesso tempo, vittima sacrificale delle sue stesse passioni e dei suoi stessi desideri. "Perdonami ma era tutto ciò che ho sempre voluto - annota sul suo fedele diario -. Ci ho provato tante volte e senza mai ottenere risultato e sempre con dolore, bé, una volta sono quasi morta ma stavolta sarà diverso e cambierà tutto".

Alternando brani del taccuino segreto alla vita quotidiana del vicecoroner, la trama corre via veloce. Nei dialoghi serrati ritroviamo l'urgenza dell'indagine, della verità che ha necessità di venire a galla, nonostante i depistaggi, le incongruenze, i silenzi colpevoli di chi è coinvolto nella vicenda. In un gioco letterario dove realtà e finzione si alternano, si fondono, si confondono.

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SDA-ATS