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LOCARNO - Apre seccamente tre polemiche, che fuoriescono dal campo propriamente artistico, 'Homme au Bain' (Un uomo al bagno) del regista Christophe Honoré con il porno-divo Francois Sagat e Chiara Mastroianni, un'altra tappa dei film scandalo al Festival del cinema di Locarno, qui rigorosamente vietato ai minori. Il mondo gay delle periferie cittadine e la sua diffusione anche nella comunità islamica, la contestazione alla Chiesa e al cardinal Bertone che vi sia un rapporto fra omosessualità e pedofilia e il tifo per la vittoria della sinistra contro il presidente francese Nicolas Sarkozy.
Una pellicola, la cui narrazione è a dir poco anarchica se non scombinata, che interpreta lo spirito ribelle e anticonformista della rassegna, ma che sembra un pò un video visionario e di ricerca stile film-maker che una volta si sarebbe visto solo in cineteca.
La location è il quartiere, considerato piuttosto turbolento dalle forze dell'ordine, Le Luth a Gennevilliers, nella periferia della cintura parigina dove vivono molti nordafricani. Qui, in uno squallido appartamento di un anonimo casermone si rompe il rapporto fra Emmanuel (interpretato da Sagat) e Omar. Quest'ultimo parte per New York. La star del porno allora inizia ad avere una serie di relazioni sessuali, a pagamento o per noia e piacere piuttosto crude ("Ma non è pornografia", insiste Honoré). Comunque non riesce a farsi una ragione della fine della sua storia. Allo stesso tempo nella Big Apple si trova Omar: ma la cinepresa si sposta su Chiara Mastroianni che, dopo la presentazione di un suo film, sviluppa un'amicizia con un giovane studente, non si sa se bisex, che si chiama anche lui Omar e somigliante al co-protagonista e ad Al Pacino e con cui poi si vede abbracciata in una camera da letto (non si capisce se è una trasposizione o forse un sogno). Parlando su un taxi la figlia del mitico Marcello è felice per la disfatta del 'président' alle regionali e punta sulla vittoria dei socialisti.
Intanto Emmanuel ascolta un ennesimo, giovane, amante contestare le posizione della Chiesa lette su Google. Alla fine lascerà l'abitazione in lacrime e rimarrà solo.
"È un film molto libero, low-cost, girato in digitale, il casting l'abbiamo fatto in strada e io ho trasformato il fatto che il quartiere fosse caldo in un caldo lavoro erotico ispirandomi anche ad Andy Wharol - dice il regista -. Non è un porno, è la rappresentazione di rapporti sessuali. Non abbiamo attaccato la Chiesa, è la Chiesa che ci ha attaccato perchè i gay non sono pedofili. Ne abbiamo parlato quasi per caso andando su internet; non sono un cineasta militante. Così come Chiara ha parlato delle elezioni regionali francesi. È un lavoro sperimentale, utopico che vuole descrivere teneramente un rapporto fra uomini. Non è lo specchio della società". Sagat, che ha una mezzaluna con la stella islamica (che indica le cinque regole base dell'Islam) tatuata sulla schiena, chiarisce: "La religione islamica non accetta l'omosessualità, così tanti si sposano ma poi vanno con gli uomini in segreto".

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SDA-ATS