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Riprendono stamane i lavori alle Camere federali

Keystone/LUKAS LEHMANN

(sda-ats)

Riprendono stamane alle 08.00 i lavori alle Camere federali, eccezionalmente sospesi ieri per permettere ai deputati di assistere ai festeggiamenti per l'apertura della galleria di base del San Gottardo.

La giornata si prospetta intensa: il Consiglio nazionale dovrà infatti esaminare il credito destinato all'aiuto allo sviluppo per il periodo 2017-2020, mentre il Consiglio degli Stati dovrà esprimersi sull'estensione della libera circolazione alla Croazia.

Per quanto attiene alla Camera del popolo, l'intero dibattito si profila lungo e tormentato. L'Unione democratica di centro chiederà infatti il invio del dossier al Consiglio federale che dovrà rivedere le proprie priorità in materia collegandole alla questione migratoria.

In particolare, gli aiuti andrebbero condizionati dalla sottoscrizione con lo Stato ricevente di accordi di riammissione per i migranti che non hanno ottenuto asilo politico. In generale, il Governo dovrebbe ridurre il proprio impegno finanziario in questo settore.

Resistenza è da attendersi anche dal campo rosso-verde, ma per i motivi opposti. La sinistra, spalleggiata anche da deputati di centro, vorrebbe infatti concedere più mezzi per la lotta alla povertà e al sottosviluppo.

La Commissione delle finanze proporrà infatti 9,585 miliardi di franchi invece degli 11,1 chiesti dal Governo. Dai tagli è escluso l'aiuto umanitario che deve continuare a ricevere 2,06 miliardi di franchi. Anche in questo caso, la sinistra chiederà più mezzi.

L'altro grosso tema di politica estera terrà invece occupata la Camera dei Cantoni (dalle 08.15 alle 13.00) per buona parte della mattinata, anche se qui i dibattiti si preannunciano, come tradizione, meno infiammati.

Dopo il Nazionale durante la sessione speciale di aprile, anche i "senatori" dovranno decidere se dare il via libera alla ratifica, da parte del Consiglio federale, del protocollo aggiuntivo che estende alla Croazia l'accordo sulla libera circolazione delle persone concluso con l'Unione europea.

Dopo averne esaminato la costituzionalità alla luce dell'iniziativa UDC contro l'immigrazione di massa approvata dal popolo il 9 febbraio 2014, la commissione preparatoria raccomanderà al plenum di accettare la ratifica del protocollo. Tuttavia, il Consiglio federale potrà ratificare l'intesa solo dopo che sarà stata trovata una soluzione con l'Ue per gestire l'immigrazione senza infrangere la Costituzione svizzera.

Secondo la commissione, infatti, il protocollo deve essere considerato come un nuovo trattato internazionale e non come un prolungamento dell'accordo esistente sulla libera circolazione delle persone. L'iniziativa UDC prevedeva proprio il divieto di ratificare nuovi trattati in assenza di un'intesa con Bruxelles sull'immigrazione.

La firma del protocollo era stata bloccata dal Consiglio federale all'indomani del voto popolare. L'Ue aveva reagito con misure di ritorsione, prima fra tutte la sospensione della partecipazione elvetica al programma europeo di ricerca "Orizzonte 2020" (progetti per la ricerca e l'innovazione), a "Erasmus+" (scambio di studenti) e al programma Media.

Nel tentativo di rabbonire Bruxelles, il Consiglio federale ha quindi annunciato che avrebbe rispettato la libera circolazione anche senza accordo e versato alla Croazia (membro dell'Ue dal primo luglio 2013) i 45 milioni di aiuti previsti. In questo modo, la Confederazione ha potuto essere parzialmente riassociata ai programmi europei fino alla fine del 2016.

Berna ha anche concesso su base autonoma a Zagabria contingenti annui entrati in vigore a inizio luglio 2014 (50 permessi B e 450 permessi L di breve durata).

Lo scorso 4 marzo, il Consiglio federale e l'Ue hanno poi firmato il protocollo, dopo che Bruxelles - già in dicembre - aveva dato la propria disponibilità alla ricerca di una soluzione condivisa con Berna per l'applicazione dell'articolo costituzionale sull'immigrazione di massa nel rispetto della libera circolazione.

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SDA-ATS